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Corte dei Conti Lombardia 217 del 9/9/2013: la tardiva notifica di avvisi di accertamento ICI genera danno erariale

27 Nov 2013 | ARCHIVIO STORICO

Con la sentenza n. 217 del 9/9/2013 la Corte dei Conti Lombardia, Sezione Giurisdizionale, ha condannato un dipendente comunale (agente di P.M. e messo notificatore) a risarcire l’importo di euro 6.000 a titolo di danno erariale derivante dalla tardiva notifica di due avvisi di accertamento ICI. Nella fattispecie un comune protocollava l’8/10/2010 due avvisi di accertamento ICI (per un importo complessivo di 9,119,84 euro) consegnandoli all’agente di P.M. e messo notificatore al fine di effettuare la notifica entro fine anno. Le notifiche venivano tuttavia eseguite solo il 10/1/2011, oltre i termini previsti per legge. Infatti il soggetto destinatario dei due avvisi presentava al Comune istanza di caducazione della pretesa creditoria, cui faceva seguito l’annullamento in autotutela da parte del Comune. Dall’istruttoria compiuta dalla Procura è risultato peraltro che l’agente di P.M. è stato destinatario della sanzione disciplinare del rimprovero verbale, rispetto alla quale il medesimo non avrebbe opposto “concrete giustificazioni”. Il messo comunale si giustificava rilevando tra l’altro di non aver mai partecipato al corso obbligatorio di formazione e di qualificazione che avrebbe dovuto fornirlo delle necessarie competenze tecniche, considerando peraltro le numerose incombenze assegnategli. La Procura riteneva tuttavia sussistente l’elemento psicologico in termini di colpa grave, in quanto la condotta del messo notificatore avrebbe fatto spirare i termini decadenziali e reso infruttuoso l’accertamento tributario costringendo l’amministrazione comunale ad annullare in autotutela gli atti tardivamente notificati ed a rinunciare alla pretesa fiscale connessa alla rilevazione di maggiori importi spettanti. In ciò la Procura ha ravvisato il nesso causale diretto tra l’intempestività della notifica e il nocumento recato all’Amministrazione locale per il mancato introito dei tributi. Nel merito la Corte dei Conti ritiene sussistente tutti gli elementi tipici della responsabilità amministrativa. In particolare, nessun equivoco poteva sorgere circa il fatto che l’adempimento partecipativo doveva essere curato dal soggetto incaricato con particolare sollecitudine in ragione del fatto che il messo è tenuto, in base alle specifiche prescrizioni normative disciplinanti le modalità di espletamento delle mansioni, ad operare le notificazioni senza indugio. In ordine alla mancata partecipazione del corso per notificatori (art. 1 comma 159 legge n. 296/2006), si tratta di un’argomentazione non conferente in quanto la disposizione di legge è essenzialmente riferita alle funzioni di notifica attribuite a soggetti estranei all’Amministrazione comunale e non può certo trovare applicazione al caso di specie in cui al convenuto, già dipendente comunale, con la qualifica di agente di Polizia locale, Categoria C, posizione economica C1, è stata assegnata l’ulteriore mansione di messo notificatore, attribuibile, secondo la previgente normativa (D.P.R. 25 giugno 1983, n. 347) a dipendenti comunali appartenenti a qualifica inferiore (ex IV). In ogni caso la mancata osservanza dell’onere formativo da parte del Comune, non toglie rilievo all’obbligo, comunque insistente sul convenuto, di adempiere con diligenza le funzioni espletate in virtù del proprio atto di nomina ad agente di polizia locale, funzioni che, peraltro, risultano regolarmente espletate dallo stesso sin dal 2008, anno di nomina a messo notificatore. Sussiste pertanto una nesso causale diretto tra l’intempestività della notifica e il nocumento per le casse comunali connesso al mancato introito dei tributi, nella misura corrispondente alle corrette rate d’imposta accertate. Tale componente causale è addebitabile a colpa grave del messo notificatore, essendo manifesto un difetto del comportamento concreto, rispetto ad un modello di condotta specifico e pertinente, imposto non solo dalle prescrizioni disciplinanti l’agire nella specifica attività di notificazione, ma anche dalle peculiari circostanze del caso. Il danno patrimoniale associato al colposo operato del messo notificatore è pari all’intero importo richiesto con gli avvisi di accertamento, ammontanti complessivamente ad euro 9.119,84. Tuttavia, nell’esercizio di un limitato potere riduttivo, ai sensi dell’art.52 R.D. n.1214/1934, motivato dalle molteplici attività connesse alle diverse funzioni di agente di P.M., oltre che di messo notificatore, i giudici contabili hanno ritenuto di ridurre l’importo ad euro 6.000 (seimila), comprensivo di interessi e di rivalutazione, oltre alle spese del giudizio.