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Corte dei Conti Campania 9 del 17/1/2013: sulla possibilità di incrementare il fondo con i compensi derivanti dal recupero ICI

28 Feb 2013 | ARCHIVIO STORICO

Con la delibera n. 9 del 17/1/2013 la Corte dei Conti Campania è intervenuta sui compensi derivanti dal recupero dell’evasione dell’ICI, rientranti tra quelli da imputare al fondo delle risorse decentrate destinate al trattamento accessorio del personale. I giudici contabili partenopei ritengono che i criteri che sovraintendono le modalità per la valutazione delle voci da escludere o meno al fine della composizione del fondo, siano rinvenibili nella deliberazione
delle Sezioni riunite n. 51/2011, resa in sede di nomofilachia e vertente sulla portata dei vincoli introdotti dall’articolo 9, comma 2-bis del d. l. 31 maggio 2010 n. 78 convertito dalla l. 30 luglio 2010 n. 122. Per le Sezioni Riunite la disposizione sopra richiamata è da considerarsi “di stretta interpretazione”; sicché, in via di principio, non sembra ammettere deroghe o esclusioni (cfr., per tutte, la delibera n.285/2011 Sezione Veneto), in quanto la regola generale voluta dal legislatore è quella di porre un limite alla crescita dei fondi della contrattazione integrativa destinati alla generalità dei dipendenti degli enti pubblici, esprimendo l’opzione per un criterio fondato sull’esclusione delle sole risorse di alimentazione dei fondi destinate a remunerare prestazioni professionali tipiche di soggetti individuati o individuabili e che peraltro potrebbero essere acquisite attraverso il ricorso all’esterno dell’amministrazione pubblica con possibili costi aggiuntivi per il bilancio dei singoli enti. Stabilito che gli incentivi al personale dedicato alla lotta all’evasione ICI vanno annoverati tra le voci che alimentano il fondo della contrattazione integrativa decentrata, la Corte dei Conti passa ad analizzare la specifica questione oggetto del quesito, e cioè se i compensi di cui si discute siano o meno soggetti ai limiti di cui all’art. 40, comma 3 quinquies, del d. lgs. n. 165/2001. La Sezione Campania, con riguardo alla norma citata, intende aderire alla copiosa giurisprudenza della Corte dei conti che rileva (cfr., per tutte, la delibera Sezione regionale di controllo per la Regione Veneto n. 513/2012/), come le più recenti norme in tema di contrattazione collettiva nazionale e le disposizioni legislative in materia di pubblico impiego siano improntate, da un lato, alla correlazione degli incrementi retributivi alla produttività, nell’ambito di una finalità di ottimizzazione del lavoro pubblico e dell’efficienza della pubblica amministrazione, dall’altro lato, al rispetto dei vincoli finanziari che derivano allo stato italiano dall’appartenenza alla comunità europea. Pertanto, la sezione richiama l’orientamento interpretativo (cfr. ex multis la delibera della Sezione regionale di controllo del Piemonte n. 29/2012) che richiede che l’esercizio di tale potestà decisoria da parte dell’ente locale, debba comunque essere improntato a criteri prudenziali, previa verifica della compatibilità con la sana gestione finanziaria dell’ente stesso, in ordine alla quale il rispetto degli equilibri di bilancio, dei vincoli del patto di stabilità e dei limiti di contenimento della spesa per il personale costituiscono profili imprescindibili. Da ciò consegue che gli enti pubblici locali, nella deliberazione e successiva erogazione delle risorse integrative aggiuntive, sono comunque tenuti a rispettare gli obiettivi posti dal patto di stabilità interno e le norme vigenti che impongono il contenimento delle spese di personale. Lo sforamento dei vincoli di spesa e la violazione delle regole del patto di stabilità costituiscono, pertanto, eventi impeditivi, non derogabili, all’erogazione di risorse decentrate, anche se a suo tempo deliberate ed impegnate.