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Consiglio di Stato 809 del 12/2/2013: gara affidamento tributi locali – RTI

7 Mar 2013 | ARCHIVIO STORICO

Consiglio di Stato 809 del 12.2.2013

Il Consiglio di Stato con la sentenza n. 809 del 12/2/2013 si è pronunciato in ordine a una controversia riguardante l’affidamento del servizio di accertamento e riscossione dell’imposta sulla pubblicità, Tosap e affissioni (per la durata di 6 anni) evidenziando che, nell’ambito dei raggruppamenti temporanei di impresa (RTI), i requisiti di esperienza e capacità tecnica occorrenti per l’attività di accertamento e riscossione delle entrate locali non possono essere posseduti da un’associata diversa da quella deputata, in caso di aggiudicazione, all’espletamento delle corrispondenti prestazioni contrattuali. In primo grado il TAR Bologna (sentenza n. 377/2012, in TN n. 13/2012) aveva ritenuto carente, in capo al RTI, il requisito dei idoneità tecnica costituito dalla pregressa gestione di servizi identici in un comune di II^ classe: dalla dichiarazione resa in sede di gara emergeva che solo l’impresa mandataria, e non l’impresa in tal senso risultata qualificata, avrebbe provveduto all’accertamento e alla riscossione dei diritti sulle pubbliche affissioni, dell’imposta comunale sulla pubblicità e del canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, mentre le altre imprese avrebbero curato solo attività accessorie e collaterali. Il TAR annulla quindi il provvedimento di aggiudicazione in favore del RTI in quanto le prestazioni negoziali fondamentali (accertamento e riscossione dei tributi) sarebbero state rese dall’impresa che nel raggruppamento non possedeva il livello minimo indispensabile di esperienza professionale richiesto dall’Amministrazione. I Giudici di Palazzo Spada condividono la tesi del TAR evidenziando che, ragionando diversamente, la prescrizione della normativa di gara che ha imposto il possesso, in capo a ciascun raggruppamento concorrente, del suddetto requisito di qualificazione professionale verrebbe sostanzialmente elusa e la stessa risulterebbe peraltro priva di senso se la sua applicazione consentisse l’affidamento delle prestazioni per le quali è stata richiesta la specifica qualificazione ad un soggetto che ne è privo. Il Consiglio di Stato ritiene inoltre inapplicabile l’errore scusabile, utilizzabile per correggere un’imperfezione formale della proposta di aggiudicazione e non già per sostituire una dichiarazione negoziale, in base alla quale solo l’impresa non qualificata si è impegnata allo svolgimento della prestazione più volte sottolineata, con altra dichiarazione negoziale, nella quale il suddetto obbligo viene assunto anche da un’altra delle imprese raggruppate. Non è possibile, altresì, superare il problema con il ricorso all’istituto del avvalimento, mancando un accordo contrattuale con il quale l’impresa ausiliaria pone a disposizione dell’impresa ausiliata proprie qualificazioni professionali. L’appello è invece fondato nella parte in cui contesta la sentenza del TAR sul punto della declaratoria dell’inefficacia del contratto con decorrenza dal novantesimo giorno dalla comunicazione della decisione e condanna il Comune al risarcimento del danno in forma specifica e/o per equivalente ossia, in buona sostanza, nella parte in cui dispone l’immediato subentro dell’appellata nella gestione del servizio. Invero, la nuova aggiudicazione in favore dell’appellata presuppone l’esaurimento del necessario procedimento di verifica del possesso dei requisiti e della sostenibilità dell’offerta (ove ricorrano i presupposti per procedere a tale ultimo accertamento). Pertanto il diritto dell’appellata all’aggiudicazione ed alla stipula del contratto seguirà al positivo superamento di tale fase procedimentale, fermo restando che costituirà elusione del giudicato ogni tentativo di ritardare ingiustificatamente la sua conclusione, e che il Comune dovrà provvedere all’assegnazione provvisoria del servizio durante la pendenza del suddetto procedimento di verifica.