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Consiglio di Stato 766 del 15/2/2012: sussiste il diritto di accesso alla copia integrale del ruolo e alla cartella di pagamento

23 Feb 2012 | ARCHIVIO STORICO

Consiglio di Stato 766 del 15.2.2012

Con la sentenza n. 766 de 15/2/2012 il Consiglio di Stato ha affermato la sussistenza del diritto di un contribuente – al quale è stata notificata una cartella di pagamento da parte di un concessionario della riscossione – di ottenere copia integrale del ruolo che aveva dato luogo all’emissione della cartella di pagamento, nonché copia della relata di consegna all’Ufficio postale del plico contenente la cartella stessa. I Giudici di Palazzo Spada hanno evidenziato che il contribuente vanta un interesse concreto ed attuale all’ostensione di tutti gli atti relativi alle fasi di accertamento, riscossione e versamento, dalla cui conoscenza possano emergere vizi sostanziali o procedimentali tali da palesare l’illegittimità totale o parziale. Invero, il divieto di accesso agli atti del procedimento tributario, previsto dall’art. 24 della legge n. 241/1990, va inteso secondo una lettura costituzionalmente orientata, alla stregua della quale l’inaccessibilità agli atti in questione è temporalmente limitata alla sola fase di pendenza del procedimento tributario, non rilevandosi esigenze di segretezza nella fase che segue la conclusione del procedimento di adozione del provvedimento definitivo di accertamento dell’imposta dovuta, sulla base degli elementi reddituali che conducono alla quantificazione del tributo. Pertanto, l’interesse del contribuente ad ottenere copia del ruolo tributario integrale non viene meno per essere stato notificato al contribuente stesso in precedenza un estratto del ruolo. Al contrario, è dal carattere di “estratto” del documento posto a disposizione del contribuente che emerge l’interesse in capo a questi a disporre del documento integrale, al fine di verificare l’effettiva coincidenza fra le risultanze del ruolo integrale e quelle trasfuse nell’estratto. Affermare il contrario (ossia, basare il diniego di accesso sull’asserita continenza del meno – l’estratto del ruolo – nel più – il ruolo integrale) consentirebbe all’Amministrazione finanziaria e all’agente della riscossione di opporre un generalizzato quanto apodittico divieto di accesso, non consentendo in alcun modo al contribuente di fornire la prova

contraria, la quale resterebbe comunque nell’esclusiva disponibilità dell’Amministrazione. Inoltre, il ruolo nominativo tributario costituisce certamente un “atto amministrativo”, ai sensi dell’art. 22,

comma 1, lett. d) della legge n. 241/1990 (trattandosi di rappresentazione grafica ovvero elettromagnetica del contenuto di atti detenuti da una P.A. e concernenti attività di pubblico interesse), quindi il suo rilascio non può essere negato asserendo l’impossibilità oggettiva a riprodurre in modo integrale il ruolo in quanto tale, a meno di non voler ammettere una sistematica violazione delle previsioni di cui all’art. 2 del D.M. 3 settembre 1999, n. 231, secondo cui i ruoli (nella loro integralità) formati direttamente dall’ente creditore sono redatti, firmati e consegnati, mediante trasmissione telematica al CNC, ai competenti concessionari del servizio nazionale della riscossione. Infine il Consiglio di Stato ha affermato che, nel caso di istanza di accesso al ruolo tributario, la legittimazione passiva spetta al concessionario della riscossione e non già (solo) al soggetto che ha formato il ruolo (l’Agenzia delle entrate). Infatti, ai sensi dell’articolo 25, comma 2, della legge n. 241/1990 la domanda di accesso deve essere rivolta all’Amministrazione che ha formato il documento ovvero (come nel caso del concessionario della riscossione) nei confronti di quella che “lo detiene stabilmente”.