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Consiglio di Stato 5556 del 31/10/2012: rimozione impianti pubblicitari – giurisdizione dell’A.G.O.

25 Nov 2012 | ARCHIVIO STORICO

Consiglio di Stato 5556 del 31.10.2012

Con la sentenza n. 5556 del 31/10/2012 la V^ Sezione del Consiglio di Stato ha affermato la giurisdizione del Giudice Ordinario in ordine al ricorso avverso la rimozione degli impianti pubblicitari, quale sanzione accessoria rispetto a quella amministrativa-pecuniaria comminata ai sensi dell’art. 23 del codice della strada, confermando la pronuncia del TAR. La società pubblicitaria proponeva così appello evidenziando che, in base all’art. 23, comma 4, del d.lgs. n. 285/1992 (codice della strada), la collocazione dei cartelli e mezzi pubblicitari sulla strada è soggetta ad autorizzazione da parte dell’Ente proprietario e che l’art. 3 del d. lgs. n. 507/1993 sancisce l’obbligo per i Comuni di adottare un regolamento per l’applicazione dell’imposta sulla pubblicità e l’effettuazione del servizio di pubbliche affissioni. Secondo l’appellante, per radicare la giurisdizione del G.O. non sarebbe sufficiente la circostanza che detti decreti fanno riferimento agli artt. 22 e segg. della l. n. 689/1981, in quanto coesistono poteri dei Comuni in materia urbanistica ed edilizia, occorrendo per l’installazione non solo una autorizzazione ex art. 23 del d. lgs. n. 285/1992, ma anche un provvedimento di concessione dell’uso del suolo su cui insiste l’impianto. Poiché, inoltre, l’attività pubblicitaria si riflette inevitabilmente sulle scelte di governo del territorio da parte del Comune non potrebbe disconoscersi la giurisdizione del G.A. in materia di legittimità di provvedimenti di sanzioni amministrative di tipo ripristinatorio, come la rimozione forzata dell’impianto ex art. 23, comma 4, del d.lgs. n. 285/1992, che non costituirebbe quindi una sanzione accessoria, ma un mezzo accordato all’Ente pubblico proprietario della strada per assicurare il rispetto delle disposizioni di cui a detto art. 23. La tesi della società pubblicità viene tuttavia respinta dal Consiglio di Stato il quale dichiara il difetto di giurisdizione del G.A. con riguardo all’impugnazione dei provvedimenti di rimozione di impianti pubblicitari posizionati abusivamente ai sensi dell’art. 23 del d. lgs. n. 285 del 1992, in quanto tale ordine deriva direttamente, quale misura consequenziale, dall’accertamento della violazione e dall’irrogazione della prescritta sanzione pecuniaria, con riferimento al codice della strada, sicché il provvedimento del Comune che dispone la rimozione dell’impianto pubblicitario abusivo ai sensi di detto articolo 23 costituisce un accessorio della sanzione amministrativa pecuniaria (e non un mezzo accordato all’Ente pubblico proprietario della strada per assicurare il rispetto delle disposizioni di cui a detto art. 23), con la conseguenza che l’atto deve essere conosciuto dal G.O., competente ai sensi del combinato disposto degli articoli 22 e 23 della legge n. 689 del 1981. La mera circostanza che coesistono riguardo alla installazione delle insegne pubblicitarie di cui trattasi anche poteri dei Comuni in materia urbanistica ed edilizia, occorrendo per l’installazione non solo una autorizzazione ex art. 23 del d. lgs. n. 285/1992, ma anche un provvedimento di concessione dell’uso del suolo su cui insiste l’impianto, deve ritenersi, considerato che nella fattispecie non viene posto in discussione alcuno di detti poteri, inidonea ad attrarre nella giurisdizione del G.A.. il provvedimento del Comune che dispone la rimozione dell’impianto pubblicitario abusivo ex articolo 23 del codice della strada, soggetto alla giurisdizione del G.O. in quanto costituente un accessorio amministrativa pecuniaria.