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Consiglio di Stato 2396 del 2/5/2013: il teleriscaldamento è un servizio pubblico locale – adozione tariffe

14 Giu 2013 | ARCHIVIO STORICO

Consiglio di Stato 2396 del 2.5.2013

Con la sentenza n. 2396 del 2/5/2013 la V^ Sezione del Consiglio di Stato ha affermato che l’attività di teleriscaldamento si configura quale servizio pubblico locale, quindi la tariffa va adottata ai sensi dell’art. 117 del TUEL, assicurando l’equilibrio economico-finanziario della gestione. La controversia all’esame del Consiglio di Stato riguardava l’approvazione della determinazione (aumento annuale) della tariffa del servizio di teleriscaldamento. Sul punto i Giudici di Palazzo Spada evidenziano in primo luogo che non esiste una espressa definizione del servizio pubblico locale, quindi occorre rifarsi all’orientamento giurisprudenziale che ha univocamente riconosciuto la qualifica di servizio pubblico locale a quelle attività caratterizzate sul piano oggettivo dal perseguimento di scopi sociali e di sviluppo della società civile, selezionati in base a scelte di carattere eminentemente politico, quanto alla destinazione delle risorse economiche disponibili ed all’ambito di intervento, e, su quello soggettivo, dalla riconduzione diretta o indiretta (per effetto di rapporti concessori o di partecipazione all’assetto organizzativo dell’ente) ad una figura soggettiva di rilievo pubblico. E’ stato in particolare sottolineato che la apparente genericità della disposizione contenuta nell’art. 112 del D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, trova giustificazione nella circostanza che gli enti locali, ed il comune in particolare, sono enti a fini generali dotati di autonomia organizzativa, amministrativa e finanziaria, così che essi hanno la facoltà di determinare autonomamente i propri scopi e di decidere quali attività di produzione di beni e di attività assumere come doverose, purché le stesse siano rivolte a realizzare fini sociali ed a promuovere lo sviluppo economico e sociale della comunità locale di riferimento. La qualifica di servizio pubblico locale è stata pertanto riconosciuta a quelle attività destinate a rendere una utilità immediatamente percepibile ai singoli o all’utenza complessivamente considerata, che ne sopporta i costi direttamente, mediante il pagamento di un’apposita tariffa, così che requisito essenziale della nozione di servizio pubblico locale è la circostanza che il singolo o la collettività ricevano un vantaggio diretto, e non mediato, da un certo servizio; non configurano un servizio pubblico locale le prestazioni strumentali attraverso cui l’amministrazione direttamente o indirettamente provvede ad erogare una determinata attività in favore della collettività. In ordine all’attività di teleriscaldamento, si ravvisano tutti gli elementi (sotto il profilo oggettivo e soggettivo) per poter concludere l’attività ben si colloca nell’ampia previsione di attività rientranti nei servizi pubblici locali secondo la previsione generale di cui all’art. 112, comma 1, del D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (“produzione di beni e attività rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali”), in ragione proprio della dichiarata finalità cui tende la produzione e la distribuzione di energia di massa biologica (con correlativa costruzione e manutenzione delle strutture ed infrastrutture necessari, quali centrali di produzione, conduttori principali e secondarie, cabine di trasformazione, etc.). Orbene, poiché l’attività di teleriscaldamento si configura quale servizio pubblico locale, deve ritenersi corretto e coerente il richiamo all’art. 117 del D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, secondo cui la tariffa, che costituisce il corrispettivo del servizio pubblico (comma 2) e che deve essere tale da assicurare l’equilibrio economico-finanziario dell’investimento e la connessa gestione, deve essere calcolata tenendo conto della corrispondenza tra costi e ricavi (in modo da assicurare la integrale copertura dei costi, ivi compresi gli oneri di ammortamento tecnico-finanziario), dell’equilibrato rapporto tra i finanziamenti raccolti ed il capitale investito, dell’entità dei costi di gestione delle opere (compresi gli investimenti e la qualità del servizio) e dell’adeguatezza della remunerazione (comma 1). La determinazione della tariffa del servizio di teleriscaldamento (e gli eventuali incrementi annuali) non può che essere oggetto di una puntuale e coerente motivazione, supportata da specifica attività istruttoria, idonea a giustificarla e a legittimarla (in attuazione dei fondamentali principi di imparzialità e buon andamento di cui all’art. 97 della Costituzione e dell’art. 3 della legge 7 agosto 199, n. 241), in relazione ai criteri enunciati dal ricordato art. 117 del D. Lgs. n. 267 del 2000, ed in particolare all’effettivo aumento dei costi di gestione.