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Confedilizia 23/9/2013: audizione alla Camera sulla conversione del d.l. 102/2013

27 Nov 2013 | ARCHIVIO STORICO

Il 23 settembre scorso Confedilizia ha tenuto un’audizione davanti alle Commissioni Finanze e Bilancio della Camera dei Deputati, avente ad oggetto la conversione in legge del d.l. 102/2013 recante “disposizioni urgenti in materia di IMU, di altra fiscalità immobiliare, di sostegno alle politiche abitative e di finanza locale, nonché di cassa integrazione guadagni e di trattamenti pensionistici”. In primo luogo Confedilizia evidenzia la necessità di istituire una vera e propria tassa sui servizi, per un federalismo finalmente competitivo. La Service Tax – che, a tenore del comunicato stampa della Presidenza del Consiglio del 28/8/2013 entrerà in vigore dal 2014 “in luogo dell’IMU” – riguarderà sia gli immobili abitativi sia quelli ad uso diverso dall’abitativo, in relazione alla fruizione dei servizi locali. Dovrà trattarsi di una tassa collegata ai servizi apprestati dai Comuni, commisurata al beneficio (o ai benefici) apportato/i da tali servizi ai singoli immobili, di cui “aumentino” il valore. Il nuovo tributo dovrà avere un carattere di corrispettività e dovrà essere a carico dei residenti (proprietari e conduttori) ma anche dei non residenti e, comunque, dei soggetti che occupano l’immobile in via transitoria in relazione ad attività, lavorative o di diversa natura, svolte nei Comuni. La legge nazionale dovrebbe fissare i parametri di riferimento sia in relazione ai servizi collegati in via diretta a un immobile sia in relazione ai servizi collegati in via diretta all’utilizzo da parte degli abitanti di un immobile). I Comuni dovrebbero decidere le aliquote e, in particolare, il “peso” dei singoli parametri al fine della determinazione del tributo, sulla base del criterio del beneficio apportato agli immobili e ai contribuenti incisi. Durante l’audizione viene inoltre affermata la necessità di semplificare la cedolare secca sugli affitti
ed ampliarne l’ambito di applicazione. Nel 2011 – anno nel corso del quale è stata introdotta la cedolare – i contratti di locazione registrati sono stati quasi centomila in più, attestandosi sulla cifra di 1.346.793. Nel 2012, il numero dei contratti di locazione registrati è ulteriormente aumentato, portandosi a 1.445.296 (quasi centomila in più rispetto al 2011 e quasi duecentomila in più rispetto al 2010). E anche la percentuale di contratti registrati con opzione per la cedolare è in aumento, essendo passata dal 21% del 2011 al 32% del 2012. Bisogna però fare di più. In particolare, è necessario introdurre misure di semplificazione della disciplina del tributo, estendendone l’applicazione alle locazioni ad uso diverso dall’abitativo, al fine di dare ossigeno ad un settore particolarmente in crisi anche a causa dell’introduzione dell’Imu. Quanto al settore abitativo, Confedilizia è particolarmente soddisfatta per la riduzione dal 19 per cento al 15 per cento dell’aliquota prevista per i contratti “concordati”, ma auspica che l’utilizzo della cedolare in questo settore sia ampliato, da un lato attraverso l’estensione dell’applicabilità dell’aliquota del 15 per cento a tutto il territorio nazionale (mentre ora è limitata ai Comuni ad alta tensione abitativa), dall’altro mediante una riduzione anche dell’aliquota prevista per gli altri contratti di locazione ad uso abitativo. Confedilizia chiede inoltre di estendere l’esenzione imu per gli immobili invenduti. La previsione dell’esenzione dall’Imu per gli immobili destinati dalle imprese costruttrici alla vendita per il tempo che le imprese stesse non riescano a venderli richiede – per ragioni di equità – di essere estesa anche a fattispecie analoghe che si verifichino in capo a soggetti diversi dalle imprese costruttrici, quali le società immobiliari di gestione o le stesse persone fisiche. Un’ulteriore istanza riguarda la TARES, in particolare di non utilizzare il parametro della superficie dell’immobile. E’ necessario che ai fini dell’applicazione della Tares, l’unico parametro di riferimento sia quello legato alla quantità e qualità dei rifiuti prodotti nei singoli immobili, evitando qualsiasi correlazione alla superficie degli stessi. Ciò, al fine di evitare situazioni di palese iniquità, che sarebbero particolarmente pregiudizievoli in caso di immobili di interesse storico-artistico, a causa delle caratteristiche particolari degli stessi. Confedilizia chiede infine di anticipare la revisione del catasto nella parte riguardante la determinazione delle rendite rispetto a quella riguardante i valori. Il disegno di legge delega recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita prevede, all’art. 2, la revisione del Catasto dei fabbricati. Tale norma in questione dispone che tale revisione avvenga “attribuendo a ciascuna unità immobiliare il relativo valore patrimoniale e la rendita”. Allo scopo di ottenere al più presto effetti perequativi nelle imposte sui fabbricati (basate – a cominciare dall’Imu – sulla redditività dei beni), è opportuno che l’attività di revisione sia effettuata anzitutto sulle rendite.