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Concessione di suolo pubblico per l’installazione di impianti pubblicitari – necessaria la procedura ad evidenza pubblica

4 Lug 2012 | ARCHIVIO STORICO

TAR-Lecce992-2012

Con la sentenza n. 992 dell’1/6/2012 il TAR Puglia-Lecce ha affermato che, in caso di concessione di suolo pubblico finalizzata all’installazione ed all’esercizio di impianti pubblicitari, l’Amministrazione non può fare a meno di procedere mediante procedura ad evidenza pubblica (gara). Essa, infatti, deve
concedere l’uso eccezionale del suolo pubblico nel rispetto del principio costituzionale di buon andamento ed imparzialità della P.A. di cui all’art. 97 cost. e cioè in modo da soddisfare l’interesse pubblico alla migliore utilizzazione del bene sul piano della redditività e nel rispetto della “par condicio” tra gli aspiranti alla concessione; conseguentemente, soltanto la scelta del concessionario mediante la previa valutazione comparativa delle offerte presentate dai concorrenti può soddisfare il suddetto interesse pubblico.  I giudici amministrativi salentini precisano peraltro che è irrilevante – al fine di sostenere che nel caso in esame non sia necessaria una procedura di gara per l’affidamento del servizio – la circostanza che la ditta ricorrente ha stipulato con l’Ente una convenzione che prevede la posa di tabelloni pubblicitari integrati con pannelli per l’informazione istituzionale, questi ultimi da installare senza oneri a carico della Provincia; ciò sia perché la convenzione stipulata prevede l’utilizzo di suoli pubblici anche per installare
tabelloni pubblicitari contenenti inserti della Ditta, sia in considerazione del fatto che il contratto posto in essere, complessivamente considerato, è in grado di determinare, per la società affidataria del servizio, il vantaggio economico derivante dall’inserimento di messaggi pubblicitari e dalla conseguente percezione del corrispettivo pattuito con le aziende coinvolte.
Il TAR Lecce respinge inoltre l’asserita violazione dell’art. 10-bis della legge n. 241/1990 (il c.d. preavviso di rigetto), in quanto la regola partecipativa ivi sancita non può essere intesa in senso meccanico e formalistico, avendo la stessa non già una ragione formale ma sostanziale, ossia la possibilità per il propulsore di un procedimento amministrativo di venire a conoscenza delle ragioni impeditive all’accoglimento della sua istanza, prima che il provvedimento negativo sia divenuto definitivo. Pertanto, laddove il destinatario del provvedimento finale abbia avuto modo, nel corso del procedimento, di venire a conoscenza delle ragioni impeditive all’accoglimento della sua istanza, confutandole efficacemente, la riproposizione delle stesse risulterebbe non solo inutile ma dispendiosa e contraria ai principi di efficacia e buon andamento dell’amministrazione.