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CNDCEC 14/11/2012: La Tares e l’Imposta sui servizi comunali

4 Dic 2012 | ARCHIVIO STORICO

Il 14/11/2012 è stato pubblicato sul sito del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (CNDCEC) un dossier avente ad oggetto la “Tares e l’Imposta sui servizi comunali”. Si tratta di un studio interessante, che – oltre a commentare la disciplina del nuovo tributo – evidenzia alcune criticità che potrebbero intralciare l’attuazione del prelievo. L’attenzione dello studio del CNDCEC si concentra in particolare sulla componente relativa ai servizi indivisibili, che presenta i problemi maggiori che ne impongono una profonda modificazione se non, al limite, la totale rimozione. Tale componente assume la forma di una maggiorazione della quota sui rifiuti, pari a 0,30 euro per metro quadrato, che i comuni possono elevare sino a 0,40 euro, anche in forma graduale in funzione della tipologia di immobile e della zona di ubicazione dello stesso. Il CNDCEC evidenzia tuttavia che trattandosi di un’imposta la stessa deve essere collegata a indici di capacità contributiva, ai sensi dell’articolo 53 della Costituzione. Senonchè, la mera estensione della superficie utilizzata, se può fondare l’applicazione di una tassa, come accade per l’appunto per il nuovo tributo sui rifiuti, di certo non è sufficiente a rappresentare un indice di ricchezza idoneo a costituire il presupposto di un’imposta. Detto in termini molto banali, invero, non si vede come possa affermarsi che un soggetto che utilizza una superficie di estensione doppia di un altro, per ciò stesso, dimostri una attitudine alla contribuzione alle spese pubbliche ugualmente raddoppiata rispetto a quest’ultimo. Se si vuole conservare la struttura di questa nuova entrata occorrerà quantomeno introdurre dei correttivi legati al reddito o al patrimonio del soggetto passivo. Per le stesse ragioni, è completamente erroneo il richiamo delle riduzioni tariffarie previste per la tassa ai fini dell’applicazione dell’imposta sui servizi, trattandosi di riduzioni (quali ad esempio quella per l’unico occupante o per la raccolta differenziata) che si giustificano per la ridotta produttività di rifiuti dell’utente ma che nulla hanno a che fare con la capacità contributiva del soggetto passivo. Si segnala infine che l’imposta sui servizi trova applicazione anche nei comuni che istituiscono la tariffa corrispettiva, in luogo della futura tassa sui rifiuti. Tra le altre criticità lo studio del CNDCEC segnala le seguenti: – non è stabilita una disciplina transitoria per il raggiungimento della copertura integrale dei costi del servizio, di tal che, in forza della formulazione vigente, i comuni dovrebbero assicurare l’equilibrio economico del servizio di gestione dei rifiuti già a partire dal 2013. Si tratta tuttavia di una condizione che in alcuni casi risulterà di assai difficile realizzazione, di tal che sarebbe certamente auspicabile un temperamento del rigore di legge. – si dispone che il pagamento del tributo debba avvenire esclusivamente in favore del comune, escludendo a priori la possibilità che la riscossione e l’applicazione della tassa possano essere affidate al gestore del servizio. Tale previsione non appare condivisibile e presenta profili di forti criticità. In primo luogo, non si vede per quale ragione debba essere abbandonata una prassi oramai consolidata, ed efficiente, in quasi tutti i comuni in tariffa (Tia1 o Tia2). Considerato che a partire dall’anno prossimo il nuovo tributo sui rifiuti dovrà trovare applicazione nella totalità dei comuni, sembra davvero irrazionale imporre a tutti gli enti il ritorno alla modalità tradizionale di riscossione. Va inoltre evidenziato che il soggetto gestore non sarebbe neppure legittimato, in linea di principio, ad intervenire nelle fasi propedeutiche all’applicazione e riscossione della tassa sui rifiuti, quali ad esempio la bollettazione e i controlli, posto che tali attività sono di regola riservate ai soggetti iscritti nell’apposito albo tenuto dal Ministero delle finanze, ai sensi dell’articolo 53, D. Lgs. n. 446/’97.