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Cassazione Sezione Tributaria ordinanza n. 23390 del 9/11/2011

27 Dic 2011 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione Sezione Tributaria n. 23390 del 9.11.2011

L’esenzione ICI per le amministrazioni e per gli enti non commerciali è inapplicabile se l’immobile non viene in concreto utilizzato. In tal senso si è espressa la Sezione Tributaria della Cassazione con l’ordinanza n. 23390 del 9/11/2011, respingendo il ricorso della provincia di Bari destinataria di un accertamento ICI per un fabbricato di sua proprietà adibito in passato ad istituto psichiatrico. La circostanza che l’immobile fosse rimasto inutilizzato aveva indotto l’ente provinciale a contestare l’accertamento del comune, ritenendo sussistenti i requisiti soggettivi ed oggettivi per ottenere l’esonero, non avendo peraltro manifestato alcuna volontà di destinare il fabbricato a finalità diverse da quelle istituzionali o assistenziali. Tuttavia la Cassazione chiude definitivamente la questione ribadendo che l’esenzione ICI prevista dall’art. 7 lettere a) e i) del D.Lgs. n. 504/92 spetta, nel primo caso, solo quando gli immobili posseduti dagli enti ivi indicati sono in via diretta e immediata “destinati esclusivamente ai compiti istituzionali” e, nel secondo, è subordinata al fatto che gli enti non profit utilizzino gli immobili destinandoli effettivamente, in via esclusiva, ad una delle attività esenti. In entrambi i casi il beneficio è correlato all’esercizio, effettivo e concreto, di una delle attività indicate dalle predette disposizioni, a prescindere dalla destinazione astratta dell’immobile stesso. Si tratta di una pronuncia che consente di definire con maggiore chiarezza l’ambito di applicazione delle due fattispecie di esonero ICI. La prima riguarda gli immobili di proprietà della pubblica amministrazione (Stato, regioni, province, comuni, ecc.) destinati esclusivamente a fini istituzionali. Sul punto, la Cassazione ha recentemente affermato che l’utilizzo deve essere immediato e diretto, quindi non è possibile esentare gli alloggi di servizio delle caserme concessi in locazione al proprio personale (cfr. decisioni n. 20041, n. 20042 e n. 20466/2011). La seconda fattispecie di esonero riguarda gli enti non commerciali ed ecclesiastici. Qui la situazione è invece più complessa a causa di una serie di innesti normativi, da ultimo l’art. 39 della legge n. 248/2006 che rende applicabile l’esenzione della lettera i) alle attività “che non abbiano esclusivamente natura commerciale”. La Cassazione si è sinora pronunciata sulla versione originaria della disposizione mentre non ha ancora preso in considerazione la norma sopravvenuta nel 2006, avendo peraltro affermato che la stessa non ha efficacia retroattiva (decisioni n. 24500/2009, n. 12576/2010, n. 3107/2011). I dubbi sono quindi rimasti perché l’avverbio “esclusivamente” introduce un concetto di attività a carattere parzialmente commerciale, senza considerare che un’attività è commerciale o non lo è. Si è pertanto deciso di costituire un’apposita commissione di studio i cui esiti sono confluiti nella circolare n. 2/2009 del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che sviluppa una serie di criteri per ciascuna delle attività elencate alla lettera i) per stabilire quando considerarle di natura non esclusivamente commerciale. Tuttavia le conclusioni del Mef non vengono condivise dalla Commissione Europea, che alla fine dell’anno scorso ha avviato un procedimento di indagine formale per possibile violazione del divieto di aiuti di Stato. Anche la Cassazione (sentenza n. 16728/2010) non esclude un possibile contrasto con la disciplina comunitaria, dal momento che la norma di esonero non è stata sottoposta al necessario giudizio preventivo di compatibilità da parte della Commissione Europea.