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Cassazione 9549 del 19/4/2013: ICI/IMU – aree ferroviarie di rispetto escluse dall’imposizione

16 Giu 2013 | ARCHIVIO STORICO

Con la sentenza n. 9549 del 19/4/2013 la Sezione Tributaria della Cassazione ha affermato che le aree ferroviarie di rispetto sono escluse dall’imposizione.
Nella fattispecie la spa Rete Ferroviaria Italiana di Roma propone ricorso per cassazione, sulla base di cinque motivi, nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale che ne ha dichiarato “improponibile” l’appello incidentale, accogliendo quello principale del Comune, nel giudizio introdotto con l’impugnazione di avvisi di accertamento ai fini dell’ICI per gli anni 1998, 1999 e 2000, relativi ad aree adiacenti ad impianti ferroviari, ad avviso della contribuente non edificabili in quanto incluse nella cd. fascia di rispetto prevista dall’art. 49 del D.P.R. 11 luglio 1980 n. 753. Con il primo motivo del ricorso la spa Rete Ferroviaria Italiana contesta la denuncia della CTR per avere il giudice d’appello riconosciuto l’edificabilità ai fini ICI delle aree, sulla base delle previsioni del piano regolatore generale adottato dal Comune, nonostante tali aree risultassero oggettivamente inedificabili, in deroga alle disposizioni dello stesso p.r.g., in quanto collocate nella cd. fascia di rispetto ferroviaria di cui all’art. 49 del D.P.R. n. 753 del 1980. Con il secondo motivo denuncia insufficiente motivazione in ordine alla inclusione, ritenuta dal giudice d’appello e dedotta nella discussione orale dal Comune, che i terreni di cui è causa non sarebbero ricompresi nella fascia di rispetto ferroviaria di cui all’art. 49 del D.P.R. n. 753 del 1980. Con il terzo motivo, in via subordinata assume che la sentenza impugnata sarebbe nulla per violazione dell’art. 57 del d.lgs. n. 546 del 1992 e dell’art. 112 cod. proc. civ., per aver riconosciuto l’assoggettabilità ad ICI delle aree sulla base del fatto che esse non risultassero ricomprese nella cd. fascia di rispetto ferroviaria, sulla scorta di quanto affermato dal Comune per la prima volta solo in sede di discussione orale in appello. Con il quarto motivo, formulato in via ulteriormente subordinata, sostiene che la sentenza impugnata, nell’aver avallato l’operato dell’ente impositore, riconoscendo la legittimità degli avvisi di accertamento impugnati – fondati sulla delibera del 2002, con la quale lo stesso Comune aveva stabilito i criteri di valorizzazione delle aree accertate – sulla base di un presupposto diverso (delibera del 2003) da quello sul quale l’ente impositore aveva originariamente basato la determinazione della base imponibile dell’imposta, sarebbe viziata per violazione e falsa applicazione dell’art. 7 della legge n. 212 del 2000 e dell’art. 11 comma 2-bis del d.lgs. n. 504 del 1992. Con il quinto motivo, denuncia insufficiente motivazione in ordine al criterio di valorizzazione delle aree oggetto di accertamento riconosciuto congruo nel caso di specie. La Cassazione respinge il ricorso. Invero, a norma dell’art. 49 del D.P.R. 11 luglio 1980 n. 753, “lungo i tracciati delle linee ferroviarie è vietato costruire, ricostruire o ampliare edifici o manufatti di qualsiasi specie ad una distanza, da misurarsi in proiezione orizzontale, minore di metri trenta dal limite della zona di occupazione della più vicina rotaia”: tali aree non sono quindi “utilizzabili a scopo edificatorio” e pertanto non sono soggette, alla stregua dell’art. 2 comma 1 lett. b) del d.lgs. n. 504/1992, all’imposta comunale sugli immobili. Il giudice di merito ha nella sostanza correttamente riconosciuto la necessità di escludere l’area di rispetto dalla pretesa impositiva, operandone una nuova determinazione, che appunto escluda l’area di rispetto – “si prende atto di quanto confermato in udienza dall’A.C., e cioè che “la fascia di rispetto” è esclusa dalla pretesa del Comune”. E’ stato così parzialmente accolto l’appello incidentale della società contribuente. Una volta determinata nuovamente la base imponibile, facendo riferimento a valori ridotti del rispetto a quelli sulla cui base era stato operato l’accertamento – laddove il giudice di primo grado aveva “ritenuto nulli gli accertamenti notificati perchè errato il valore costituente la base imponibile”, come si legge nello svolgimento del processo della sentenza impugnata -, la Commissione regionale ha dichiarato ormai “improponibile” l’appello incidentale della RFI, atteso che con l’esclusione della fascia di rispetto di cui dell’art. 49 del D.P.R. n. 753 del 1980 era stata ridotta e circoscritta la superficie oggetto della pretesa impositiva – riduzione e circoscrizione riconosciuta dal Comune -, ed alla parte residua dell’area era stato applicato il più basso dei valori. Quanto, in particolare, a tale rideterminazione del valore, la censura formulata con il quarto motivo è priva di fondamento, atteso che il giudice d’appello ha modificato i valori applicando quelli ritenuti più congrui. Ha nella specie preso a riferimento la delibera comunale del 2003, in luogo di quella utilizzata dall’Ente nell’accertamento (delibera del 2002), ma avrebbe anche potuto utilizzare le risultanze di una consulenza tecnica che avesse ritenuto di dover disporre.