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Cassazione 9546 del 19/4/2013: ICI – fabbricati rurali solo se A/6 o D/10

16 Giu 2013 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione 9546 del 19.4.2013

Con le pronunce n. 9546, n. 9547 e 9548 del 19/4/2013 la Corte di Cassazione ha confermato il principio in base al quale la ruralità dei fabbricati deve evincersi dalla categoria catastale (A/6 per le unità abitative, D/10 per i fabbricati strumentali). Si tratta di un principio sancito dalle Sezioni Unite della Cassazione con sentenza n. 18565 del 2009, successivamente confermato e ormai uniforme (costituito da oltre 180 pronunce, tra cui la n. 13826 dell’1/8/2012 ed altre sentenze richiamate, in TN n. 18/2012). Sul punto la Cassazione si è limitata a ribadire che, in tema di ICI, soltanto l’immobile che sia stato iscritto nel catasto dei fabbricati come “rurale”, con l’attribuzione della relativa categoria (A/6 o D/10), in conseguenza della riconosciuta ricorrenza dei requisiti previsti dall’art. 9 del d.l. n. 557 del 1993 (legge n. 133 del 1994), non è soggetto all’imposta, ai sensi dell’art. 2 comma 1 lett. a) del d.lgs. n. 504/92, come interpretato dall’art. 23, comma 1-bis del d.l. 207/2008 aggiunto dalla legge di conversione n. 14 del 2009. Qualora invece l’immobile sia iscritto in una diversa categoria catastale, era allora onere della contribuente, che pretenda l’esenzione dall’imposta, impugnare l’atto di classamento, restando, altrimenti, il fabbricato medesimo assoggettato ad ICI. Allo stesso modo, il Comune dovrà impugnare autonomamente l’attribuzione della categoria catastale A/6 o D/10, al fine di poter legittimamente pretendere l’assoggettamento del fabbricato all’imposta. Non sono stati pertanto considerati rurali alcuni fabbricati strumentali all’attività agricola, censiti in categoria C2. Resta comunque il rebus sulla retroattività delle domande per il riconoscimento della ruralità presentate ai sensi del decreto-legge n. 70/2011 (con il quale veniva recepito l’orientamento della Cassazione sull’accatastamento in D/10 per i fabbricati strumentali, abrogato dal d.l. 201/2011) e poi in virtù del decreto ministeriale del 26/7/2012. Sul punto si ritiene che il Dm 26/7/2012 abbia travalicato la fonte legislativa primaria (Dl 201/2011) che non prevede in alcun modo il riconoscimento retroattivo della ruralità, né lo prevedeva il Dl 70/2011. E’ evidente che tale effetto non può essere previsto con un decreto ministeriale (fonte secondaria), per cui la questione è risolvibile soltanto con un’espressa previsione normativa primaria che attribuisca effetto retroattivo alla variazione catastale.