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Cassazione 5910 dell’8/3/2013: ICI – agli IACP non spetta l’esenzione prevista dall’art. 7 d.lgs. 504/92

20 Apr 2013 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione 5910 dell’8.3.2013

Con l’ordinanza n. 5910 dell’8/3/2013 la Sezione VI^ (sottosezione 5) della Corte di Cassazione ha ribadito il principio secondo cui l’Istituto Autonomo Case Popolari (IACP) è tenuto a pagare l’ICI sugli appartamenti posseduti in proprietà superficiaria anche quando il concedente è il Comune. Invero, con riferimento ad alloggi economici e popolari realizzati a seguito di concessione in superficie di terreni da parte del Comune a cooperative edilizie: a) secondo l’art. 932 c.c., può configurarsi una proprietà su un edificio separata dalla proprietà del suolo (il titolare del diritto di superficie è, pertanto, proprietario del fabbricato); b) si configura, pertanto, un possesso su bene immobile nel regime degli artt. 1 e 3 del d.lgs. n. 504/92, prima delle modifiche introdotte con l’art. 58 del d.lgs. n. 446/97; c) tale norma, che prevede espressamente come soggetto d’imposta anche il titolare di diritto di superficie, ha eliminato ogni distinzione tra diritto del superficiario sul terreno e diritto sul fabbricato e non ha carattere innovativo ma semplicemente esplicativo e chiarificatore del testo dell’art. 3. Tale interpretazione è stata confermata, con specifico riferimento agli alloggi oggetto di diritto di superficie dell’I.A.C.P., dalle Sezioni Unite della Corte con la sentenza n. 28160 del 2008, nella quale è stata dichiarata anche la manifesta infondatezza del contrasto del regime impositivo, così come interpretato dalla consolidata giurisprudenza della Corte, con gli artt. 3 e 53 Cost. Le Sezioni Unite hanno, in particolare, osservato: a) il carattere temporaneo dell’acquisizione in proprietà degli alloggi fino al momento dell’acquisizione del diritto dominicale in favore dei compratori non interferisce sui presupposti impositivi; b) la modifica normativa introdotta dall’art. 58 del d.lgs. n. 446/97 non può essere invocata a sostegno della tesi della non imponibilità, dovendosi, per il periodo anteriore, comunque distinguersi tra diritto del superficiario sul terreno e diritto di proprietà sul fabbricato, distinzione che è, comunque divenuta irrilevante con la nuova norma, alla quale deve riconoscersi portata interpretativa; c) irrilevante è pure l’introduzione dell’art. 7-bis del d.l. n. 203/2005 – modificativo dell’art. 7, comma 1, lett. i) del d.lgs. n. 504/92 – in quanto, pur riconosciuta la natura di interpretazione autentica della nuova disposizione, sulla stessa non può fondarsi il preteso regime di esenzione, in quanto lo stesso sarebbe inconciliabile con la esplicita previsione, contenuta nell’art. 8, comma 4, di riduzione di imposta; d) ulteriore argomento si trae dall’art. 1 del d.l. n. 93/2008, convertito in legge n. 126/2008, a mente del quale è esclusa dall’ICI l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo. In sostanza per i periodi anteriori al 1° gennaio 2 008 (data cui gli immobili in questione sono esenti da ICI ai sensi del d.l. n. 93/2008) agli immobili degli Iacp non spettava l’esenzione dall’ICI prevista dall’art. 7 comma 1 lett. i) d.lgs. 504/92, ma soltanto la riduzione di imposta prevista dall’art. 8, comma 4, del medesimo D.Lgs. 504/92 Con la pronuncia in commento la Cassazione ha peraltro affermato che si deve presumere che gli alloggi di cui si discute siano gestiti dall’ente pubblico in conformità alla legge e quindi siano “regolarmente assegnati” (cosi come vuole la norma agevolativa), incombendo sull’ente impositore la eventuale prova contraria.