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Cassazione 4777 del 26/2/2013: iscrizione di ipoteca invalida senza la clausola enunciativa del regime contenzioso

12 Apr 2013 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione 4777 del 26.2.2013

Con la sentenza n. 4777 del 26/2/2013 la Terza Sezione della Cassazione si è pronunciata in ordine all’iscrizione ipotecaria di cui all’art. 77 del DPR n. 602/73, in particolare affermandone l’invalidità in caso di mancata indicazione del termine e delle modalità per proporre ricorso. Sul punto Equitalia eccepiva l’inapplicabilità alla riscossione esattoriale dell’art. 3 comma 4 della legge n. 241/90, poichè la legge porrebbe il contribuente in posizione di subordinazione all’amministrazione finanziaria, in vista dell’esigenza della pronta realizzazione del credito fiscale (favor fisci). Donde la
necessità di assoggettare la procedura ad una disciplina speciale e semplificata.
La Cassazione non condivide la tesi di Equitalia, evidenziando che la legge n. 241/90 detta una serie di norme a tutela del cittadino nei rapporti con la pubblica amministrazione e le sue prescrizioni debbono essere ritenute applicabili anche ai rapporti con l’amministrazione finanziaria, nei limiti in cui siano di agevole applicazione e non compromettano nella loro essenza le finalità pubbliche perseguite. Invero, le norme in tema di esecuzione esattoriale contemplano misure che, a garanzia e a tutela dei crediti tributari, possono gravemente compromettere i diritti individuali poichè – oltre che avere introdotto misure quali il c.d. fermo amministrativo di beni mobili registrati e l’iscrizione di ipoteca sugli immobili – introducono modalità estremamente rapide e semplificate di esproprio dei beni. E’ essenziale pertanto che, proprio in tema di esecuzione esattoriale, siano rigorosamente rispettati sia il principio di legalità, tramite la stretta osservanza delle procedure stabilite, sia gli adempimenti di carattere generale diretti allo scopo di permettere all’esecutato di far valere le sue ragioni: soprattutto ove si tratti di adempimenti di agevole esecuzione e poco costosi per l’amministrazione, quali quello di comunicare all’interessato – unitamente alla comunicazione dell’avvenuta iscrizione ipotecaria – i termini e le modalità con cui può proporre opposizione e far valere le sue ragioni. Pertanto al caso di specie deve ritenersi applicabile l’art. 3 comma 4 della legge n. 241/90. La Cassazione ha inoltre ribadito il principio secondo cui l’ipoteca prevista dall’art. 77 del D.P.R. n. 602/73, pur non essendo atto di esecuzione, è tuttavia strettamente preordinata e strumentale all’espropriazione immobiliare, e pertanto è soggetta agli stessi limiti stabiliti per quest’ultima dall’art. 76 del medesimo D.P.R., come da ultimo modificato dall’art. 3 del d.l. 203/2005: l’ipoteca non può quindi essere iscritta se il debito del contribuente non supera gli ottomila euro.