06 36001374 info@anacap.it

Cassazione 403 del 10/1/2013: ICP – impianti abusivi – dichiarazione di pubblicità

28 Feb 2013 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione 403 del 10.1.2013

Con la sentenza n. 403 del 10/1/2013 la Sezione Tributaria della Cassazione è intervenuta in materia di imposta comunale sulla pubblicità, in caso di accertamento del tributo per impianti abusivi. Nella fattispecie l’ente impositore propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della
Commissione tributaria regionale del Lazio che, accogliendo parzialmente l’appello della società contribuente, nel giudizio introdotto con l’impugnazione di avvisi di accertamento con i quali si contestava l’omessa denuncia e l’omesso versamento dell’imposta comunale sulla pubblicità dovuta per l’anno 1999 in relazione ad impianti installati in città, e si irrogavano le relative sanzioni, ha dichiarato non dovute queste ultime, in applicazione dell’art. 6 del d.lgs. n. 472/97, a tenore del quale non è punito l’autore della violazione quando essa è determinata da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle disposizioni. Il giudice d’appello ha infatti ritenuto che, benché l’art. 8 del d.lgs. n. 507/93 prescriva che il contribuente è tenuto a redigere apposita formale dichiarazione, tuttavia “l’adesione al piano di riordino sul piano sostanziale intanto contiene gli stessi elementi previsti dal citato art. 8, e comunque ha consentito la creazione di un rapporto fiscale che altrimenti avrebbe potuto rimanere sommerso. Insomma, l’iniziativa di adesione al piano di riordino ha indicato la buona fede del contribuente e la volontà di regolarizzare la posizione contributiva, la quale cosa, tenendo conto delle concrete difficoltà di applicazione della norma a fattispecie complessa come quella in oggetto, determina l’applicabilità della detta previsione dell’art. 6 del D.Lgs. del 1997”. L’ente impositore ricorre in Cassazione deducendo che gli impianti assoggettati a tassazione erano abusivi e che la relativa scoperta era avvenuta ad opera dei vigili urbani e non a seguito della adesione alla procedura di riordino, sicché non era stato il contribuente a permettere l’emersione del rapporto fiscale, sorto a seguito dell’accertamento d’ufficio. Il ricorso alla procedura di riordino aveva infatti la diversa finalità di beneficiare della procedura agevolativa ben sapendo che era già emersa l’irregolarità della posizione. Con il controricorso la società contribuente, che assume di aver presentato una “dichiarazione di riordino” nel 1996, oppone il giudicato esterno sulla valenza dell’ammissione alla procedura di riordino ai fini della sostanziale equiparazione alla dichiarazione di pubblicità, costituita dalla sentenza della Commissione tributaria provinciale di Roma n. 254/44/01, concernente l’interpretazione dell’art. 12 del d.lgs. n. 507/93. L’eccezione di giudicato esterno è inammissibile in quanto, anche a voler trascurare che la sentenza richiamata non è stata prodotta con il controricorso, in tale atto non viene comunque specificato a quali affissioni ed a quali periodi d’imposta essa si riferisse, e se la dichiarazione per l’ammissione alla procedura di riordino fosse la stessa qui fatta valere. Sul punto la Cassazione precisa che non è ipotizzabile il giudicato su mere questioni giuridiche, mentre lo è sulla qualificazione giuridica di determinati fatti: ma perchè si possa fare discorso di vincolo del  giudicato occorre che il fatto della cui qualificazione giuridica si tratta sia lo stesso nel primo e nel secondo giudizio, mentre non è sufficiente la mera uguaglianza o equivalenza. Inoltre, ai sensi dell’art. 6 comma 2 del d.lgs. n. 472/97, “non è punibile l’autore della violazione quando essa è determinata da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle disposizioni alle quali si riferiscono”. Secondo la Commissione regionale, “l’adesione al piano di riordino sul piano sostanziale… contiene gli stessi elementi previsti dal citato dell’art. 8 del d.lgs. n. 507/93” per la dichiarazione di pubblicità, “e comunque ha consentito la creazione di un rapporto fiscale”. In ordine a tale equipollenza, e quindi all’applicazione alla specie della prescrizione di cui al detto art. 8 d.lgs. n. 507/93, sussisteva quanto meno una obiettiva condizione di incertezza, atteso che la dichiarazione di adesione alla procedura di riordino conteneva esattamente gli stessi elementi oggettivi che dovevano essere enunciati nella dichiarazione di pubblicità ed era diretta alla stessa amministrazione. La Cassazione infine puntualizza che la dichiarazione di pubblicità annuale non deve essere presentata ogni anno, come il ricorso sembra adombrare, posto che invece, a norma dell’art. 8 comma 3 del d.lgs. n. 507/93 essa “ha effetto anche per gli anni successivi, purché non si verifichino modificazioni degli elementi dichiarati cui consegua un diverso ammontare dell’imposta dovuta”.