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Cassazione 30731 del 30/12/2011: ICI e immobili ERP – esenzione lett. a) art. 7 d.lgs. 504/92

31 Mar 2012 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione 30731 del 30.12.2011

Con la sentenza n. 30731 del 30/12/2011 la Sezione Tributaria della Cassazione ha ribadito l’orientamento secondo il quale gli immobili comunali adibiti ad edilizia residenziale pubblica (ERP) non rientrano nell’ipotesi di esonero ICI prevista dall’art. 7 comma 1 lett. a) del d.lgs. n. 504/92. Il ricorso in Cassazione è stato proposto da un comune della provincia di Milano relativamente ad uno stabile situato nel suo territorio di proprietà di un altro comune, adibito ad alloggi residenziali. Il giudizio, sospeso con ordinanza n. 9478/2010, riprendeva dopo l’ordinanza n. 172/2011 della Corte Costituzionale che dichiarava l'”inammissibilità delle questioni … in riferimento agli artt. 2 e 38 Cost.” e l'”infondatezza” di quella riferita all’art. 3 Cost.

Ebbene, la Cassazione evidenzia preliminarmente che l’art. 4 comma 1 del d.lgs. n. 504/92, nel suo secondo periodo dispone che “l’imposta” comunale sugli immobili (ICI) “non si applica per gli immobili di cui il comune è proprietario ovvero titolare dei diritti indicati nell’articolo precedente quando la loro superficie insiste interamente o prevalentemente sul suo territorio”. L’art. 7 lett. a) dello stesso d.lgs. n. 504/92 stabilisce poi che “sono esenti dall’imposta … gli immobili” (“se diversi da quelli indicati nell’ultimo

periodo del comma 1 dell’art. 4″) “posseduti”, tra altri enti (“Stato, … regioni, …province, … comunità montane, … consorzi fra detti enti, … unità sanitarie locali”), “dai comuni” e che siano “destinati esclusivamente ai compiti istituzionali”.

L’inapplicabilità (“non si applica”: art. 4) dell’imposta integra una evidente esclusione (in sè sola già ovvia, considerata la identità del debitore con il creditore, per quelli insistenti “interamente … sul … territorio” comunale) degli immobili la cui “superficie insiste … prevalentemente sul medesimo territorio”; la successiva previsione normativa, invece, costituisce vera e propria esenzione in quanto deroga al principio generale della soggezione all’imposta di ogni immobile compreso nel territorio comunale, a prescindere dal soggetto “proprietario” (“ovvero titolare dei diritti indicati” nell’art. 3) e dalla sua utilizzazione. Per principio generale, le “esenzioni” e le “agevolazioni” fiscali se non espressamente previste, non possono essere mai riconosciute, trattandosi pur sempre di norme eccezionali, che quindi non consentono un’ interpretazione analogica ex art. 14 Preleggi, né estensiva. Ciò posto, l’esenzione dall’ICI prevista dalla norma richiamata (art. 7 lett. a) opera solo se l’immobile è direttamente e immediatamente destinato allo svolgimento dei compiti istituzionali dell’ente locale: ricorre tale condizione qualora nell’immobile, per il quale si chiede l’esenzione dall’imposta, si svolga direttamente l’attività istituzionale dell’ente (ad esempio, quando nell’immobile siano ubicati la sede o gli uffici dell’ente). La “condizione” della immediata e diretta destinazione voluta dalla norma, infatti, non è ravvisabile nel caso (che caratterizza anche la fattispecie) di immobili di edilizia residenziale pubblica perchè “il bene” è “utilizzato” (dal conduttore e/o concessionario del godimento) “per attività” (abitazione) “di carattere” indiscutibilmente “privata, … da soggetti estranei all’ente”, “costituenti un mero effetto o una mera conseguenza dell’attività svolta dall’ente medesimo”.

L'”esame del dato testuale” dell’art. 7 lett. a) del d.lgs. n. 504/92, (“immobili… destinati esclusivamente ai compiti istituzionali”), poi, diversamente da quanto sostenuto dal contribuente, impone di “escludere” dall’esenzione “le attività istituzionali che non presuppongono un “diretto utilizzo” dell’immobile da parte dell’ente possessore” perchè tale dato – al pari di quello della lett. i) (“destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonchè …”) e a differenza dell’altro, contenuto nella lett. g) (“fabbricati… recuperati al fine di essere destinati alle attività assistenziali di cui alla legge n. 104/92) richiede sempre che gli “immobili” (nell’altro caso, solo i “fabbricati”) siano “destinati esclusivamente” o “ai compiti istituzionali” o “allo svolgimento” di una delle attività indicate dalla norma. L’identico inciso (“destinati esclusivamente”) della fattispecie regolata dalla lett. i), peraltro e comunque, è stata coerentemente interpretata dalla Cassazione in modo aderente avendo statuito che pure “l’esenzione” prevista dalla lett. i) “spetta” soltanto “in relazione agli immobili” (sempre che, anche “di fatto”, “destinati esclusivamente allo svolgimento” di una delle “attività” previste) “utilizzati direttamente

dai soggetti indicati dalla norma” stessa. L’avverbio “esclusivamente” specifica univocamente il modo della destinazione dell’immobile che il legislatore ha ritenuto rilevante ai fini di esentarlo dall’imposta; il “”diretto utilizzo” dell’immobile da parte dell’ente possessore”, pertanto, non introduce affatto “un requisito che la norma … non prevede”: di conseguenza è del tutto irrilevante che “il godimento degli alloggi di edilizia popolare da parte degli aventi diritto realizza la destinazione impressa dalla legge” essendo ovvio che tale godimento, proprio perchè di terzi, non integra l’utilizzo esclusivo e, soprattutto, diretto da parte del(lo stesso ente) contribuente. L’esenzione dall’ICI per gli immobili comunali destinati ad edilizia residenziale pubblica, peraltro, in difetto di espressa previsione normativa, non è tradibile neppure dalla lett. i), art. art. 7 D.Lgs. 504/92, perché le “finalità assistenziali” perseguite dall’ente territoriale con detta destinazione non esclude (come nel caso degli IACP, finchè non sono stati destinatari di specifica previsione) che nell'”attività dell’ente” (pure comunale) sia “insita anche una caratteristica commerciale, in quanto percepisce dagli assegnatari canoni che vanno a remunerare, almeno in parte, il capitale investito”, per cui manca il “rigoroso requisito della assenza di profitto richiesta dalla norma in questione secondo la interpretazione confermata dal giudice delle leggi”; “la caratteristica commerciale della attività espletata”, peraltro, come opportunamente aggiunto, “non viene meno in forza della destinazione data al successivo utilizzo dell’eventuale profitto conseguito”. La “disapplicazione della norma a favore dei Comuni che per … motivi logistici mantengono i propri uffici nell’ambito del proprio territorio naturale”, ancora, non discende dall'”interpretazione fornita” dalla Corte ma dal tenore letterale dell’art. 4 d.lgs. n. 504/92 che, come visto, esclude dall’imposta “gli immobili di cui il comune è proprietario ovvero titolare dei diritti indicati nell’articolo precedente quando la loro superficie insiste interamente o prevalentemente sul suo territorio”.