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Cassazione 27163 del 16/12/2011: ICI – aree edificabili – delibera art. 59 (esercizio potestà regolamentare – competenza consiglio)

30 Gen 2012 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione 27163 del 16.12.2011

Con la sentenza n. 27163 del 16/12/2011 la Sezione Tributaria della Cassazione ha affrontato la questione concernente la natura provvedimentale o regolamentare della delibera che fissa i valori delle aree edificabili ai sensi dell’art. 59 del d.lgs. n. 446/97.
Nella fattispecie la CTR aveva annullato un avviso di accertamento ICI in quanto i valori delle aree edificabili erano stati determinati con delibera di Giunta comunale, che veniva disapplicata per incompetenza, essendo riservata al Consiglio e non alla Giunta la emanazione del regolamento previsto dagli artt. 52 e 59 comma 1 lett. g) del d.lgs. n. 504/92, rilevando, inoltre, che l’ente locale non aveva fornito alcuna prova del maggior valore attribuito ai terreni secondo i parametri dettati dall’art. 5 del d.lgs.
n. 504/92, in relazione al valore unitario utilizzato.
Il Comune aveva proposto ricorso in Cassazione censurando la sentenza della CTR e sostenendo che la delibera adottata dalla Giunta non poteva ritenersi espressione di esercizio di potestà normativa, essendo stati con essa individuati i valori medi di mercato degli immobili, determinati con riguardo allezone del PRG, agli indici di edificabilità ed ai relativi coefficienti riduttivi, come accertati nella “relazione tecnica” allegata alla delibera. Pertanto tale atto non si differenziava dalle stesse valutazioni che venivano effettuate in occasione dei singoli accertamenti d’imposta, ed era rivolto soltanto ad agevolare
l’Ufficio tributi comunale ed i contribuenti consentendo loro di individuare valori conformi a quelli stabiliti dal Comune. Il Comune rilevava inoltre che il potere di deliberare sulle predette materie era stato esercitato dall’organo competente ai sensi del TU n. 267/2000 e che sulla questione della competenza della Giunta ad emanare la predetta delibera doveva ritenersi formato il giudicato tra le stesse parti in seguito alla sentenza n. 17/5/2006 emessa della medesima CTR, con riferimento ad altra annualità di imposta, che aveva accertato la legittimità del provvedimento giuntale.
Il contribuente ribadiva tuttavia l’incompetenza della Giunta ad emanare il “regolamento” di cui all’art. 59 lett. g) del d.lgs. n. 446/97, e rilevava altresì che l’avviso di accertamento si fondava su “conteggi astratti privi di indicazioni relative alle modalità attraverso le quali si è giunti alla determinazione dei valori di riferimento” ed era quindi inidoneo a fornire la prova del maggior valore delle aree fabbricabili ai fini ICI. La Cassazione evidenzia che la CTR – pur dopo l’ampio esame e la valutazione del motivo di gravame
concernente il dedotto vizio di incompetenza della delibera giuntale – aveva poi implicitamente concluso per la non decisività dell’accoglimento del motivo di gravame concernente il vizio di legittimità della delibera di Giunta in quanto “pur dichiarata la illegittimità in via incidentale della delibera suddetta, la Commissione deve valutare se esistano comunque prove del valore dei terreni oggetto di causa …”. Ed infatti, premesso che il potere del Comune di accertamento e rettifica della dichiarazioni ICI, previsto dall’art. 11 comma 2 del d.lgs. n. 504/92 (norma applicabile ratione temporis), non incontra impedimenti nella mancata adozione del regolamento previsto dall’art. 59 comma 1 lett. g) del d.lgs. n. 446/97 (la stessa norma attribuisce, infatti, ai Comuni una mera facoltà di esercizio della potestà regolamentare), ne consegue che l’eventuale illegittimità della delibera di Giunta (qualificata come regolamento emesso da organo incompetente, dal Giudice di appello) non determina alcun riflesso diretto -difettando un
nesso di presupposizione necessaria ed esclusiva tale da determinare l’automatica caducazione dell’atto conseguenziale- sull’avviso di accertamento in rettifica impugnato, ove questo risulti adeguatamente motivato e fondato su idonee prove del maggior valore venale dell’immobile. La sentenza della CTR ha infatti ritenuto che la pretesa tributaria fosse sfornita di prova alla stregua delle seguenti “rationes decidendi”: 1) la stima di L. 60.000/mq. risultava determinata senza alcun concreto riscontro i parametri tassativi indicati nell’art. 5, comma 2, del d.lgs. n. 504/92; 2) l’avviso neppure menzionava fra gli elementi posti a fondamento dell’accertamento la “relazione” in data 28.10.1998 del responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune nella quale veniva apoditticamente
determinata la predetta stima del valore unitario per i terreni compresi nella zona C2 e C3; 3) l’avviso si limitava a considerare la natura edificabile delle aree di proprietà della contribuente, che ricadevano nelle predette zone territoriali ad edificabilità limitata da vincoli a verde pubblico, ma ometteva del tutto di considerare gli altri parametri tassativamente indicati dalla norma per la concreta valutazione del valore
venale (indice di edificabilità; destinazione d’uso consentita per la porzione edificabile; necessità di eventuali opere di adattamento per lo sfruttamento edilizio; i prezzi degli atti di compravendita relativi a fondi con caratteristiche analoghe utilizzati per il metodo della stima comparativa).