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Cassazione 251 del 12/1/2012: contenzioso tributario – inammissibilità del ricorso solo in casi eccezionali

23 Feb 2012 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione 251 del 12.1.2012

Con la sentenza n. 251 del 12/1/2012 la Sezione Tributaria della Cassazione ha affermato che l’inammissibilità del ricorso tributario può essere dichiarato solo in casi eccezionali e non per vizi meramente formali. Non determina infatti la nullità dell’atto la mancata autenticazione della firma del contribuente in calce o a margine del ricorso a meno che il fisco non ne contesti l’autenticità. Inoltre, il giudice non deve dichiarare inammissibile il ricorso nel caso in cui l’interessato non nomini un difensore abilitato se il valore della controversia è al di sopra della soglia fissata dalla legge. Questa sanzione può essere applicata solo se il ricorrente non provvede a questo adempimento dopo che il giudice ha imposto la nomina del difensore entro un dato termine. Sul punto la Cassazione ha chiarito che nel processo tributario il giudice chiamato a conoscere di una controversia di valore superiore a lire 5.000.000, è tenuto a disporre che l’attore parte privata che stia in giudizio senza assistenza tecnica si munisca di essa, conferendo incarico a difensore abilitato; con la conseguenza che l’inammissibilità del ricorso può essere dichiarata solo a seguito della mancata esecuzione di tale ordine. Una siffatta lettura delle disposizioni del d.lgs. n. 546/92 – secondo cui l’inammissibilità del ricorso può conseguire soltanto alla mancata nomina di un difensore tecnico nel termine all’uopo assegnato dal giudice tributario – è l’unica conforme a Costituzione, secondo la sent. n. 189 del 2000 della Corte costituzionale, non rinvenendosi interpretazioni alternative che assicurino effettività alla tutela del diritto fondamentale di difesa nel processo ed adeguata tutela contro gli atti della P.A., alla stregua degli artt. 24 e 113 Cost., ove si consideri la peculiarità del processo tributario. L’interpretazione proposta dal giudice delle leggi, che “s’inserisce nel solco tracciato dalla legge delega”, muove, appunto, dal rilievo “che la legge processuale tributaria prevede una assistenza e non già una rappresentanza della parte privata”.