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Cassazione 21672 del 19/10/2011: ICI – esenzione lett. i) – la qualificazione dell’attività costituisce errore di fatto censurabile solo per vizi motivazionali

18 Nov 2011 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione 21672 del 19.10.2011 – ICI

La Sezione Tributaria della Cassazione, con l’ordinanza n. 21672 del 19/10/2011 si è pronunciata in ordine all’esenzione ICI prevista dalla lett. i) per gli enti non commerciali, affermando che l’eventuale errore sulla qualificazione dell’attività, non costituisce errore di diritto (censurabile ex art. 360 c.p.c. n. 3) ma errore di fatto censurabile esclusivamente sotto il profilo di vizi motivazionali ex art. 360 c.p.c. n. 5. Nella fattispecie la CTR respingeva l’appello proposto dal Comune contro la sentenza di primo grado che aveva riconosciuto il diritto dell’Arciconfraternita all’esenzione dall’ICI ex art. 7 lett. i) del d.lgs. n. 504/92 per gli anni 1998-2002, in relazione ad un immobile utilizzato per l’esercizio di un centro diurno per l’infanzia immigrata in convenzione con il medesimo Comune. L’ente locale propone ricorso per cassazione con un unico motivo, rubricato Violazione di legge, inosservanza e violazione del d.lgs. n. 504/92, motivazione incongrua e insufficiente, nel quale si deducono promiscuamente una censura di violazione di legge (art. 360 c.p.c., n. 3) e una censura di insufficienza della motivazione (art. 360, n. 5). Con la prima censura si denuncia la violazione dell’art. 7 lett. i) per avere la CTR riconosciuto l’esenzione ICI per un immobile in cui veniva esercitata un’attività commerciale. Con la seconda censura si lamenta che la CTR non avrebbe considerato come dalla documentazione depositata negli atti del giudizio di merito emergesse che l’attività svolta dall’Arciconfraternita nell’immobile tassato avesse natura commerciale, in quanto la gestione del centro diurno per l’infanzia immigrata sarebbe stata esercitata in forza di un contratto di appalto con il Comune, affidato all’esito di apposita gara, contro il versamento di un corrispettivo assoggettato all’IVA. L’esposizione del motivo di ricorso si conclude con la formulazione del seguente quesito: Dica l’Ecc.ma Corte se, nel caso in esame, l’attività svolta dall’Arciconfraternita, essendo svolta dietro versamento di un corrispettivo da parte del Comune, non abbia i connotati di un’attività che deve essere soggetta all’IVA, non potendosi applicare l’esenzione prevista dall’art. 7 del d.lgs. n. 504/92.