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Cassazione 18022 del 24/7/2013: TARSU – si paga anche per l’immobile inutilizzato

3 Ott 2013 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione 18022 del 24.7.2013

Con l’ordinanza n. 18022 del 24/7/2013 la Cassazione ha affermato che la Tarsu è dovuta anche in caso di appartamento inutilizzato, senza che possa avere rilevanza la denuncia di cessazione dell’immobile e il mancato consumo di energia elettrica. I Giudici di Piazza Cavour accolgono il ricorso del Comune e cassano la sentenza della CTR che aveva ravvisato l’inidoneità dell’immobile a produrre rifiuti, desumendola dalla presentazione della denuncia di cessazione (considerato che la mancata produzione di rifiuti non può essere ininfluente ai fini della tassabilità) e dalla documentazione in ordine ai mancati consumi effettivi per le utenze a servizio dell’appartamento in questione. La Cassazione evidenzia che il giudice d’appello, dando rilevanza all’avvenuto trasferimento della residenza anagrafica (ed alla concreta idoneità del bene a produrre rifiuti, desumibile per presunzione dal mancato consumo delle erogazioni di energia), ha chiaramente violato le norme che disciplinano il presupposto della Tarsu, così come sono interpretate dalla costante giurisprudenza della Corte. Infatti, in tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, i Comuni devono istituire una apposita tassa annuale su base tariffaria che viene a gravare su chiunque occupi o conduca i locali, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale in cui i servizi sono istituiti. Tale tassa è dovuta indipendentemente dal fatto che l’utente utilizzi il servizio, salva l’autorizzazione dell’ente impositore allo smaltimento dei rifiuti secondo altre modalità, purché il servizio sia istituito e sussista la possibilità della utilizzazione, ma ciò non significa che, per ogni esercizio di imposizione annuale, la tassa è dovuta solo se il servizio sia stato esercitato dall’ente impositore in modo regolare, così da consentire al singolo utente di usufruirne pienamente” (cfr. Cass. 21508 del 7/11/2005). La Cassazione conferma così il proprio orientamento rigido sull’esonero dalla Tarsu solo in caso di inutilizzabilità dei locali, escludendo tale possibilità in caso di inutilizzo di fatto da parte del contribuente. Deve in sostanza trattarsi di caratteristiche oggettive di inutilizzabilità degli immobili (inagibili, inabitabili, diroccati, ecc.), senza possibilità di attribuire rilevanza alla scelta soggettiva del contribuente di non utilizzare l’immobile (come nel caso dell’appartamento lasciato inabitato e non arredato). Si tratta di un principio affermato dalla Cassazione con la sentenza n. 16875/2002, poi ribadito con le pronunce n. 9920/2003, n. 22770/2009, n. 1850/2010 e n. 25012 del 10/12/2010 (in TN n. 25/2010). Si segnala inoltre la pronuncia n. 1332 del 21/1/2013 (in TN n. 4/2013) con la quale la Cassazione ha affermato che l’esonero dal pagamento del tributo non spetta neppure quando il contribuente fornisce la prova dell’avvenuta cessazione di un’attività industriale. La posizione della Cassazione non trova tuttavia piena aderenza nell’orientamento ministeriale. In particolare le linee guida sulla Tares prevedono l’esclusione dal tributo per inidoneità a produrre rifiuti nel caso di “unità immobiliari adibite a civile abitazione prive di mobili e suppellettili e sprovviste di contratti attivi di fornitura dei servizi pubblici” (si veda l’art. 8 della bozza di regolamento Tares). La Cassazione ha invece confermato che il tributo è dovuto anche in caso di assenza di allacci alle utenze: ebbene, se si seguono le indicazioni ministeriali (esonerando genericamente gli immobili privi di utenze), qualsiasi deposito o garage (dove non è necessario che vi siano utenze) rientrerebbe in tale previsione, mentre seguendo la giurisprudenza di Cassazione tali locali sarebbero comunque tassabili.