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Cassazione 18007-18008 del 24/7/2013: iscrizione di ipoteca – condizioni – comunicazione dell'avviso di cui al 2° comma dell'art. 50 d.p.r. n. 602 del 1973

15 Ott 2013 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione 18008 del 24.7.2013

Cassazione 18007 del 24.7.2013

Con le ordinanze n. 18007 e n. 18008 del 24/7/2013 la VI^ Sezione della Cassazione ha rimesso al Primo Presidente la valutazione circa l’opportunità di devolvere alle Sezioni unite la questione se il concessionario alla riscossione sia tenuto, ove sia decorso un anno dalla notifica della cartella di pagamento e prima di procedere all’iscrizione di ipoteca, a notificare al debitore un avviso che contenga l’intimazione ad adempiere entro cinque giorni all’obbligo risultante dal ruolo (art. 50, comma secondo, del d.P.R. n. 602 del 1973). E ciò a prescindere dalla entrata in vigore del disposto dell’art. 7 comma 2 lett. u-bis del d.l. n. 70/2011, convertito con modificazioni nella legge n. 106/2011, che ha stabilito che “l’agente della riscossione è tenuto a notificare al proprietario dell’immobile una comunicazione preventiva contenente l’avviso che, in mancanza del pagamento delle somme dovute entro il termine di trenta giorni, sarà iscritta l’ipoteca di cui al comma 1”. Invero la sentenza delle Sezioni Unite 4077/2010 ha tratto dalla qualificazione della iscrizione di ipoteca come atto “preordinato e strumentale” alla esecuzione, la conseguenza che ad essa fosse applicabile la disciplina propria degli atti di esecuzione esattoriale; in particolare l’impossibilità di procedere ad iscrizione se il debito del contribuente non superava gli 8.000 euro, e ciò prima che il limite quantitativo venisse previsto e stabilito in 20.000 euro dal d.l. n. 16/2012.; e sembrerebbe coerente che questa assimilazione si estendesse al meno incisivo onere della comunicazione preventiva al proprietario dell’immobile. Tanto più se si considera che la sentenza 6594/2009 delle medesime Sezioni Unite ha esplicitamente ricompreso la iscrizione di ipoteca fra “gli atti della esecuzione forzata tributaria”. La sentenza della terza sezione civile n. 4777 del 26 febbraio 2013 ha, del resto, evidenziato come “le norme in tema di esecuzione esattoriale contemplino misure che, a garanzia e a tutela dei crediti tributari, possono gravemente compromettere i diritti individuali poichè – oltre che avere introdotto misure quali il c.d. fermo amministrativo di beni mobili registrati e l’iscrizione di ipoteca sugli immobili – introducono modalità estremamente rapide e semplificate di esproprio dei beni. E’ essenziale pertanto che, proprio in tema di esecuzione esattoriale, siano rigorosamente rispettati sia il principio di legalità, tramite la stretta osservanza delle procedure stabilite; sia gli adempimenti di carattere generale diretti allo scopo di permettere all’esecutato di far valere le sue ragioni: soprattutto ove si tratti di adempimenti di agevole esecuzione e poco costosi per l’amministrazione (quali nel caso preso in esame dalla sentenza 4777 quello di comunicare all’interessato – unitamente alla comunicazione dell’avvenuta iscrizione ipotecaria – i termini e le modalità con cui può proporre opposizione e far valere le sue ragioni”).