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Cassazione 17911 del 23/7/2013: ICI – fabbricati rurali solo se A/6 o D/10

15 Ott 2013 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione 17911 del 23.7.2013

Con le pronunce n. 17911 e 17912 del 23/7/2013 la Corte di Cassazione ha confermato il principio in base al quale la ruralità dei fabbricati deve evincersi dalla categoria catastale (A/6 per le unità abitative, D/10 per i fabbricati strumentali). Si tratta di un principio sancito dalle Sezioni Unite della Cassazione con sentenza n. 18565 del 2009, successivamente confermato e ormai uniforme (costituito da circa 200 pronunce). Sul punto la Cassazione si è limitata a ribadire che, in tema di ICI, soltanto l’immobile che sia stato iscritto nel catasto dei fabbricati come “rurale”, con l’attribuzione della relativa categoria (A/6 o D/10), in conseguenza della riconosciuta ricorrenza dei requisiti previsti dall’art. 9 del d.l. n. 557 del 1993 (legge n. 133 del 1994), non è soggetto all’imposta, ai sensi dell’art. 2 comma 1 lett. a) del d.lgs. n. 504/92, come interpretato dall’art. 23, comma 1-bis del d.l. 207/2008 aggiunto dalla legge di conversione n. 14 del 2009. Qualora invece l’immobile sia iscritto in una diversa categoria catastale, era allora onere della contribuente, che pretenda l’esenzione dall’imposta, impugnare l’atto di classamento, restando, altrimenti, il fabbricato medesimo assoggettato ad ICI. Allo stesso modo, il Comune dovrà impugnare autonomamente l’attribuzione della categoria catastale A/6 o D/10, al fine di poter legittimamente pretendere l’assoggettamento del fabbricato all’imposta. Resta comunque il rebus sulla retroattività delle domande per il riconoscimento della ruralità presentate ai sensi del decreto-legge n. 70/2011 (con il quale veniva recepito l’orientamento della Cassazione sull’accatastamento in D/10 per i fabbricati strumentali, abrogato dal d.l. 201/2011) e poi in virtù del decreto ministeriale del 26/7/2012. Sul punto si ritiene che il Dm 26/7/2012 abbia travalicato la fonte legislativa primaria (Dl 201/2011) che non prevede in alcun modo il riconoscimento retroattivo della ruralità, né lo prevedeva il Dl 70/2011. E’ evidente che tale effetto non può essere previsto con un decreto ministeriale (fonte secondaria), per cui la questione è risolvibile soltanto con un’espressa previsione normativa primaria che attribuisca effetto retroattivo alla variazione catastale, come peraltro auspicato dal MEF in risposta alla question time del 30/5/2013 (in TN n. 12/2013). L’intervento legislativo è peraltro necessario alla luce dell’oscillazione giurisprudenziale sul tema: a favore della retroattività si sono tra l’altro schierati la CTR Bologna n. 65/2012, la CTP Mantova n. 10/2013, la CTR Firenze n. 58 del 10/6/2013 e la CTP Mantova n. 121 del 17/6/2013 (in TN n. 16/2013); mentre sul fronte opposto si segnala la CTR Firenze n. 56/2012, la CTP Milano n. 77/2012 e la CTP Modena n. 75/2013.