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Cassazione 16315 del 28/6/2013: ICP – messaggi pubblicitari esposti su ombrelloni, tavoli e sedie

27 Set 2013 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione 16315 del 28.6.2013

Con l’ordinanza n. 16315 del 28/6/2013 la Cassazione si è pronunciata in ordine alla tassazione di messaggio pubblicitari (tutti riportanti lo stesso logo) esposti su un ombrellone fissato ad un tavolo con quattro sedie attorno o a volte un solo tavolo con sedie. Si tratta in sostanza del medesimo messaggio pubblicitario di identico contenuto, riferibile allo stesso soggetto. Nel caso in questione la società concessionaria del servizio di accertamento e riscossione dell’imposta comunale sulla pubblicità e dei diritti sulle pubbliche affissioni per conto di diversi comuni, proponeva ricorso per la cassazione della sentenza con cui la CTR, confermando la sentenza di primo grado, aveva accolto il ricorso della contribuente avverso tre atti di accertamento concernenti l’imposta dovuta per l’esposizione di messaggi pubblicitari riportanti il logo Algida esposti su ombrelloni, tavoli e sedie. Il giudice territoriale, rettificando sul punto i conteggi operati negli avvisi di accertamento, aveva ritenuto applicabile alla fattispecie, ai fini della determinazione della superficie imponibile, il disposto dell’art. 7 comma 5 del d.lgs. n. 507/93, secondo cui i festoni di bandierine e simili nonchè i mezzi di identico contenuto, ovvero riferibili al medesimo soggetto passivo, collocati in connessione tra loro si considerano, gli effetti del calcolo della superficie imponibile, con un unico mezzo pubblicitario. Con il ricorso in Cassazione la società concessionaria denuncia la violazione dell’art. 7 comma 5 del d.lgs. n. 507/93, in cui la Commissione Tributaria Regionale sarebbe incorsa applicando tale disposizione nella ipotesi in cui mezzi pubblicitari siano esposti su oggetti diversi dotati di autonomia funzionale e separatamente amovibili. I Giudici di Piazza Cavour disattendono tale motivo di ricorso in quanto la sentenza gravata non si fonda su un’interpretazione del citato art. 7 comma 5 difforme da quella indicata dalla Corte, che con la sentenza 23567/2009 ha già avuto occasione di chiarire che la suddetta disposizione considera come un unico mezzo pubblicitario, agli effetti del calcolo della superficie imponibile, una pluralità di messaggi che presentino un collegamento strumentale inscindibile fra loro ed abbiano identico contenuto, anche se non siano tutti collocati in un unico spazio o in un’unica sequenza. Il motivo di ricorso si fonda invece sull’apprezzamento di fatto, censurabile solo con il mezzo di cui all’art. 360 n. 5 del c.p.c., dell’esistenza della connessione, prevista dalla lettera del testo normativo, tra mezzi di identico contenuto, ovvero riferibili al medesimo soggetto passivo. Il secondo motivo di ricorso è pur esso infondato, perchè la concessionaria ricorrente non indica alcun fatto decisivo e controverso il cui esame, trascurato dal giudice di merito, avrebbe condotto a diversi esiti decisionali, ma si limita ad una generica censura di insufficienza e di apoditticità della motivazione; la quale ultima, invece, è intrinsecamente idonea a dar conto del convincimento del giudice: dalla sentenza della CTR si evince infatti che nel caso in esame i mezzi pubblicitari, che riportano tutti il logo Algida, sono esposti in connessione tra loro (un ombrellone fissato ad un tavolo con quattro sedie attorno o a volte un solo tavolo con sedie) e riportino il medesimo messaggio pubblicitario di identico contenuto, riferibile allo stesso soggetto).