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Cassazione 15751 del 19/9/2012: legittimazione attiva del Comune e cartella di pagamento priva di allegati

29 Ott 2012 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione15751-2012

Con la sentenza n. 15751 del 19/9/2012 la Sezione Tributaria della Cassazione è intervenuta in ordine alla legittimazione attiva del Comune nell’ambito del contenzioso tributario soffermandosi inoltre sulla questione relativa alla cartella di pagamento priva di allegati. In ordine al primo punto la Cassazione ha ribadito che nel nuovo sistema istituzionale degli Enti Locali di cui al D.Lgs. n. 267/2000, lo Statuto del Comune (ed anche il Regolamento Comunale ove lo Statuto contempli un espresso rinvio allo stesso) può legittimamente affidare la rappresentanza a stare in giudizio ai dirigenti secondo i rispettivi settori di competenza, quale espressione del potere gestionale loro proprio, ovvero ad esponenti apicali della struttura burocratica amministrativa del Comune, fermo restando che in assenza di una previsione statutaria, spetta al Sindaco l’esclusiva titolarità del potere di rappresentanza del Comune, à sensi del D.Lgs. cit., art. 50, e ciò in considerazione della riconosciuta larga autonomia degli EE.LL. anche nella autoregolamentazione del potere di rappresentanza, derivata dalla modifica dell’art. 117 Cost.: in tale contesto si è altresì precisato che la disposizione di cui all’art. 11 del D.Lgs. n. 546/1992, come novellata nel 2005 dall’art. 3-bis della legge n. 88, lungi dal contrastare la disamina dei poteri degli Enti Locali in materia di rappresentanza, ne amplia ulteriormente la portata consentendo al Dirigente dell’Ufficio Tributi di rappresentare in giudizio, in ogni caso, le pretese fiscali del Comune. Sulla questione la Cassazione aggiunge che la “capacità”, per l'”ente locale”, “di stare in giudizio anche mediante il dirigente dell’ufficio tributi” (“ovvero, per gli enti locali privi di figura dirigenziale, mediante il titolare della posizione organizzativa in cui è collocato detto ufficio”) – riconosciuta dal citato art. 11 del D.Lgs. n. 546/92 – non può essere limitata alle sole ipotesi di “ricorso” proposto “nei… confronti” di detto “ente locale”, ovverosia di assunzione della veste formale di “convenuto” da parte dell’ente (con negazione, quindi, della capacità del “dirigente” medesimo di proporre ricorso tributario in veste di “attore”, ergo di impugnare una sentenza tributaria di primo grado sfavorevole all’ente), atteso che l’inciso letterale “nei cui confronti è proposto il ricorso”, giusta anche la sua collocazione nel contesto della norma (significativa della sua valenza grammaticale, prima che logica), svolge la sola funzione di identificare compiutamente il soggetto pubblico per il quale può “stare in giudizio”, oltre che il legale rappresentante previsto dalle ed in base alle conferenti norme, “anche … il dirigente dell’ufficio tributi” e non quella (peraltro priva di coerenza logica, non essendovi ragioni serie in proposito, considerata anche la sede della disposizione) di limitare la “capacità di stare in giudizio” del “dirigente dell’ufficio tributi” unicamente alla posizione processuale di “convenuto” dell’ente locale rappresentato. In ordine agli eventuali vizi della cartella di pagamento priva degli allegati, la Cassazione ha evidenziato che la cartella di pagamento, siccome atto tipico e tipizzato (art. 25 DPR n. 602/73), non deve riprodurre “neppure sinteticamente” il “contenuto” degli “atti richiamati” nè, tanto meno, li deve allegare. La “cartella di pagamento” (da redigere “in conformità ai modello approvato con decreto del Ministero delle finanze”), infatti, per il secondo comma dell’art. 25 detto, deve contenere unicamente “l’intimazione ad adempiere L’obbligo risultante dal ruolo” (oltre che “l’avvertimento che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata”): il contenuto legale della cartella, quindi, è esaustivamente realizzato quante volte nella stessa sia riprodotto oltre che, ex comma 2-bis (introdotto dall’art. 8 del D.Lgs. n. 32/2001), le cui disposizioni, però, si applicano solo ai ruoli resi esecutivi a decorrere dal 1 luglio 2001), “anche” la “data in cui il ruoto è stato reso esecutivo”) “l’obbligo risultante dal ruolo”, senza nessun ulteriore adempimento. Peraltro, anche per il terzo comma dell’art. 7 della legge n. 212/2000 “sul titolo esecutivo va riportato” semplicemente “il riferimento all’eventuale precedente atto di accertamento” e solo “in mancanza” (“ovvero”) – “mancanza” qui neppure accennata – “la motivazione della pretesa tributaria”.