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Cassazione 1334 del 21/1/2013: TARSU – violazioni ultrannuali sanzionabili autonomamente

28 Feb 2013 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione 1334 del 21.1.2013

Con ordinanza n. 1334 del 21/1/2012 la Cassazione ha affermato che l’obbligo di presentare la dichiarazione Tarsu va osservato con riguardo a ciascun autonomo periodo impositivo. Pertanto, in caso di omissione, la sanzione deve essere applicata per ogni singola annualità in cui la violazione si è rinnovata, senza che possa considerarsi sostitutivo della denuncia omessa l’accertamento operato per il primo degli anni di omissione. La Cassazione ribadisce così quanto già evidenziato sull’applicazione dell’art. 70 del D.Lgs. n. 507/93, chiarendo che in tema di TARSU il D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507 consente al contribuente di limitarsi a denunciare le sole variazioni intervenute successivamente alla presentazione della dichiarazione originaria, senza dover rinnovare la propria dichiarazione anno per anno. Posto, però, che ad ogni anno solare corrisponde una obbligazione tributaria, qualora la denunzia sia stata incompleta, infedele oppure omessa, l’obbligo di formularla si rinnova di anno in anno, con la conseguenza che l’inottemperanza a tale obbligo, sanzionata dall’art. 76 del citato decreto, comporta l’applicazione della sanzione anche per gli anni successivi al primo. D’altro canto, la protratta inottemperanza all’obbligo di presentare la denuncia non provoca la decadenza, per decorso del tempo, del potere del Comune di accertare le superfici non dichiarate che continuino ad essere occupate o detenute, ovvero gli altri elementi costituenti il presupposto della tassa. Sul punto la Cassazione ha più volte affermato che la sanzione per l’illecito dichiarativo si applica anche alle annualità successive alla prima: ICI (Cass. 932 del 16/1/09, Cass. 8849 del 14/4/2010, Cass. 15450  del 30/6/2010, Cass. 18503 del 10/8/2010, Cass. 12416 dell’8/6/2011), TARSU (Cass. 18123 del 7/8/09), ICP (Cass. 23572 del 6/11/2009). Il principio di reiterabilità della sanzione, affermato dalla giurisprudenza, apre così le porte all’applicabilità del cumulo giuridico previsto dall’art. 12 del d.lgs.n. 472/97 per le violazioni della stessa indole. In concreto si applica la sanzione base (cioè quella più grave) aumentata dalla metà al triplo: la sanzione non può essere comunque superiore a quella risultante dal cumulo delle sanzioni previste per le singole violazioni. Tale conclusione trova supporto in diverse sentenze della Cassazione, la quale ha più volte affermato l’applicabilità dell’istituto della continuazione in caso di violazione della stessa indole commesse in periodi di imposta diversi: ICI (Cass. 15554 del 2/7/09, Cass. 19125 del 7/9/2010, Cass. 22842 del 10/11/2010) TARSU (Cass. 12268 del 19/5/2010, Cass. 13869 del 9/6/2010, Cass. 27970 del 21/12/2011 in TN n. 2/2012). In sostanza le previsioni dell’art. 12 del d.lgs. n. 472/97 operano anche in caso di violazioni della stessa disposizione commesse in periodi di imposta diversi, non rilevando la natura periodica del tributo, rapportato all’anno solare. Tuttavia va detto per completezza che l’orientamento della Cassazione non è esente da critiche, in quanto crea diversità di trattamento tra comuni che procedono ad effettuare gli accertamenti “in tempo reale” (cioè ogni anno per le violazioni dell’anno precedente) e comuni che invece effettuano in un solo momento gli accertamenti dell’intero arco quinquennale consentito dalla legge. E’ evidente che il cumulo giuridico sarebbe applicabile solo in quest’ultimo caso e sarebbe tanto più vantaggioso per i contribuenti quanto più l’inadempimento si è ripetuto negli anni.