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CANONE DEPURAZIONE: PRESCRIZIONE QUINQUENNALE PER I RIMBORSI – RICHIESTE DA PRESENTARE ENTRO IL 30/9/2014

12 Giu 2013 | ARCHIVIO STORICO

Con la delibera n. 134 del 21/3/2013 la Corte dei Conti della Campania ha affermato che il diritto al rimborso del canone di depurazione indebitamente pagato si prescrive in cinque anni ed inoltre l’utente ha tempo fino al 30 settembre 2014 per presentare la richiesta di rimborso. Come è noto la questione inizia dalla pronuncia n. 335/2008 della Corte Costituzionale, che esclude la natura tributaria del canone di depurazione sancendo il diritto ad ottenere il rimborso di quanto indebitamente pagato. La legge n. 13/2009 ha frenato l’emorragia di risorse consentendo ai gestori di continuare a pretendere il canone di depurazione per tutti gli investimenti individuati nei piani d’ambito (la cosiddetta “quota vincolata”). Il Decreto ministeriale del 30/9/2009 ha poi stabilito i criteri per determinare i rimborsi, richiamando nelle premesse l’orientamento “prevalente” della corte dei conti favorevole alla prescrizione quinquennale: In realtà diverse sezioni regionali hanno deciso diversamente e la questione (cinque oppure otto anni rimborsabili) non è stata chiarita neppure dalle Sezioni Riunite, trattandosi di rapporti fra ente e utenti del servizio idrico, regolati da principi e norme civilistiche (delibera n. 60 del 7/12/2010, in TN n. 25/2010). Tuttavia il vertice della giustizia contabile, intervenendo su una questione diversa, ha evidenziato la portata retroattiva delle sentenze di illegittimità costituzionale, che deve risalire al momento di entrata in vigore della norma caducata (delibera n. 62 del 14/12/2010, in TN n. 1/2011). Si tratta di una chiave di lettura che mette in discussione il D.M. del 30/9/2009 consentendo di pervenire alla conclusione favorevole ai rimborsi sino all’ottobre 2000. Riepilogati sinteticamente i termini della questione, con il parere in commento la Corte dei Conti Campania evidenzia che nell’ambito della magistratura contabile vi è una certa discordanza in relazione al termine prescrizionale. Così a fronte di una teoria secondo cui andrebbe applicata ex art. 2946 c.c., la prescrizione ordinaria decennale (tra cui Corte dei Conti n. 17 del 2009) sussiste una diversa interpretazione che afferma che si debba fare riferimento alla prescrizione quinquennale prevista dall’art. 2948 c.c. per le prestazioni periodiche che devono pagarsi ad anno o in termini più brevi, nell’ambito di una causa debendi di carattere continuativo (tra cui la Corte dei Conti Campania, nn. 19, 24, 25 del 2009; Corte Lombardia n. 25/2009). Ebbene, i giudici contabili partenopei ritengono di non doversi discostare dall’orientamento prima esposto ritenendo che il diritto relativo alla restituzione si prescriva in cinque anni ex art. 2948 codice civile. La validità del ragionamento esposto sarebbe inoltre confermato dall’art. 7 del decreto del Ministero dell’ambiente che prevede appunto il termine quinquennale per la restituzione di quanto dovuto. Ma l’argomentazione non appare per nulla convincente in quanto il DM del 30/9/2009 prevede il termine entro il quale deve essere effettuato il rimborso (guarda cioè in avanti) e non già il termine prescrizionale dei periodi pregressi rimborsabili. Sul punto ci sembra che i giudici contabili abbiano fatto un po’ di confusione. Per quanto concerne la decorrenza di tale termine secondo l’opinione uniforme della giurisprudenza contabile la prescrizione giustamente partirebbe dal momento in cui il diritto può essere fatto valere, e cioè nel caso in esame, dalla data di pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale, salvo che ovviamente nel frattempo il rapporto non si sia in tutto o in parte esaurito per altre cause quali una sentenza passata in giudicato e/o atti amministrativi inoppugnabili (in tal senso la Corte dei Conti Molise n. 3/2009). Tuttavia, occorre considerare che essendo nel frattempo intervenuto il decreto citato che stabilisce espressamente all’art. 7 che il termine prescrizionale decorre dal 1 ottobre 2009, i giudici contabili partenopei ritengono di dover individuare il dies a quo della prescrizione in tale suddetto termine. Quindi le richieste di rimborso vanno presentate entro il 30 settembre 2014. In relazione al secondo quesito formulato dal comune interpellante, la Corte dei Conti Campania chiarisce che è necessaria un’espressa richiesta dell’interessato trattandosi, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale, di una fattispecie riconducibile ad un indebito, con l’onere della prova dell’avvenuto pagamento (in tal senso Corte dei Conti Molise n. 3/2009): In altri termini, le quote sono ripetibili ex art. 2033 c.c., rappresentando la ripetizione dell’indebito oggettivo un’azione restitutoria (e non risarcitoria) a carattere generale, che è circoscritta tra il solvens e il destinatario del pagamento.