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Approvato il 6/12/2012 dal Senato il D.L. 179/2012 (crescita-bis)

19 Gen 2013 | ARCHIVIO STORICO

Il 6/12/2012 il Senato ha approvato il decreto-legge 18/10/2012 n. 179 avente ad oggetto “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” (crescita-bis), che ora passa alla Camera per l’approvazione definitiva. Tra le modifiche che riguardano la fiscalità locale si segnalano le seguenti. 

-ripescaggio delle ATO: l’art. 34 comma 23 stabilisce che “Dopo il comma 1 dell’articolo 3-bis del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, e successive modificazioni, è inserito il seguente: “1-bis. Le funzioni di organizzazione dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica, compresi quelli appartenenti al settore dei rifiuti urbani, di scelta della forma di gestione, di determinazione delle tariffe all’utenza per quanto di competenza, di affidamento della gestione e relativo controllo sono esercitate unicamente dagli enti di governo degli ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei istituiti o designati ai sensi del comma 1 del presente articolo”. Il comma 23, modificato dal maxi-emendamento, prevede – mediante novella – che le varie attività relative ai servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica – compresi quelli concernenti i rifiuti urbani – siano esercitate unicamente dagli enti di governo degli ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei. Si tratta pertanto di un sostanziale ripescaggio delle ATO, che erano in via di soppressione. A questo punto dovrebbero essere le regioni ad individuare tali enti, le cui dimensioni dovrebbero essere non inferiori a quelle del territorio provinciale.

– società in house sopra i 200.000 euro. L’art. 34 comma 27 stabilisce che “All’articolo 4, comma 8, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, le parole: “e a condizione che il valore economico del servizio o dei beni oggetto dell’affidamento sia complessivamente pari o inferiore a 200.000 euro annui” sono soppresse. Tale
disposizione, introdotta con il maxi-emendamento, elimina il limite massimo di valore di 200.000 euro, oltre il quale non è consentito conferire affidamenti diretti, o in house. Si dovrebbe così risolvere il problema delle società in house che gestiscono i tributi locali, anche se l’eliminazione della soglia appare scoordinata con la seconda parte dell’art. 4 comma 8 del d.l. 95/2012 (c.d. “spending review”), che fa salvi gli affidamenti in essere fino alla scadenza naturale e comunque non oltre il 31/12/2014.  

– applicabilità dell’IVA sulle attività di riscossione. Confermato l’art. 38 comma 2 del d.l. 179/2012, che modifiche agli articoli 4 e 10 del DPR n. 633 del 1972 concernenti le operazioni effettuate dallo Stato e altri soggetti pubblici nell’ambito di attività di pubblica autorità e l’esenzione IVA sulle operazioni di versamento delle imposte per conto dei contribuenti. Dal 20 ottobre 2012 – data di entrata in vigore del d.l. n. 179/2012 – sono imponibili ai fini IVA tutte le operazioni relative alla riscossione delle entrate effettuate da soggetti privati diversi dalle aziende di credito. Quindi le società concessionarie dovranno fatturare tutti i loro compensi con IVA, a prescindere dalla natura del rapporto (appalto o concessione). Ciò in sostanza si traduce in un aumento dei costi per i comuni, i quali non possono detrarsi l’IVA. E’ noto infatti che per le attività istituzionali il comune si comporta come un consumatore finale, con la conseguenza che l’Iva costituisce un costo indetraibile: così dispone espressamente l’art. 19-ter del DPR n. 633/1972 il quale prevede che, per i comuni, è ammessa in detrazione soltanto l’Iva relativa agli acquisti effettuati nell’esercizio di attività commerciali ovverosia nell’esercizio di impresa (la questione è già stata segnalata in TN n. 21/2012).