06 36001374 info@anacap.it

ANCI 14/3/2013: proposte di emendamenti IMU-TARES per decreto-legge urgente

20 Apr 2013 | ARCHIVIO STORICO

Il 14 marzo scorso l’ANCI ha presentato al Governo le proposte di emendamenti per l’adozione di un decreto-legge urgente in materia di enti locali, in particolare sulla fiscalità locale. Vengono in primo luogo richieste una serie di modifiche alla disciplina dell’IMU. In primo luogo sulle modalità di regolazione contabile dei flussi ed alle assegnazioni statali per l’anno 2012. In questi giorni si stanno ultimando le verifiche da parte degli enti dell’incassato dell’IMU e spesso tale importo non corrisponde a quanto accertato convenzionalmente. I comuni devono quindi rettificare gli accertamenti relativi all’annualità 2012 a titolo di Imposta municipale propria e di fondo sperimentale di riequilibrio in esito alle verifiche stabilite dall’accordo sancito in Conferenza Stato-Città e Autonomie Locali del 1° marzo 2012 e di cui all’articolo 9 c omma 6-bis del decreto legge 174 del 2012, da effettuare entro il mese di febbraio 2013. Nel caso in cui i predetti enti abbiano incassato entro il 31 dicembre 2012 somme superiori a quanto risultante dalle verifiche sopra richiamate, le stesse devono essere accertate nell’anno 2012, dando luogo nel 2013 ai recuperi delle eccedenze da parte del Ministero degli Interni. Questa fattispecie altera gli equilibri del Patto di stabilità interno: nel 2012 l’Ente porterebbe in accertamento somme che non può impegnare e che contribuiscono al risultato finanziario dell’anno senza alcun beneficio per il Comune; nel 2013, quando si darà luogo ai recuperi da parte del Ministero, tale somma si configurerà come un impegno da parte del Comune, incidendo negativamente sul saldo finanziario. In secondo luogo si chiede di intervenire sull’applicazione dell’IMU agli immobili di proprietà comunale. Con l’emendamento proposto viene esplicitato attraverso l’interpretazione autentica, il fatto che il Comune possessore di immobili siti nel suo territorio non è tenuto ad alcun pagamento dell’IMU, né con riferimento alla quota comunale, né per ciò che riguarda la quota di pertinenza statale. Tale esplicitazione deriva, peraltro, dalla modifica al comma 11 recata dal d.l. 16 del 2012, in base alla quale “Non è dovuta la quota di imposta riservata allo Stato per gli immobili posseduti dai comuni nel loro territorio e non si applica il comma 17”. In terzo luogo si propone di intervenire sul termine per approvazione delle delibere. L’art. 13-bis del d.l. n.201 del 2011 (attraverso una modifica recata dal d.l. 16 del 2012) obbliga i comuni ad approvare le aliquote IMU entro la fine di marzo, essendo previsto l’invio al Mef per la pubblicazione entro il 23 aprile. Il mancato invio entro tale termine determina l’applicazione delle aliquote e delle detrazioni deliberate l’anno precedente. La norma svincola l’approvazione delle aliquote IMU dalla regola generale, fissata dall’art. 1, comma 169 della legge n.296/2006, che fissa il termini di approvazione delle manovre fiscali comunali entro la data di approvazione del bilancio. Non sarebbe coerente con l’ordinamento finanziario che il comune, in presenza di proroga dei termini di approvazione dei bilanci (ad esempio a giugno) si trovi a dover approvare le aliquote della principale entrata tributaria con mesi di anticipo rispetto all’approvazione del bilancio. Dalla relazione tecnica al decreto legge n. 16 del 2012, la scelta legislativa è stata giustificata con la possibilità di permettere ai contribuenti di pagare l’acconto sulla base di aliquote già deliberate. Con la modifica normativa formulata dall’ANCI si ripropone un dispositivo analogo a quello previsto per l’ICI dall’art. 10, comma 2 del D.Lgs. n. 504 del 1992, che in oltre un decennio di applicazione del soppresso tributo comunale non ha generato alcun problema applicativo. Inoltre si chiarisce che in caso di mancata approvazione della delibera si applicano non solo le aliquote ma anche le detrazioni deliberate in precedenza, così come previsto anche nell’ultimo periodo del comma 13-bis, oggetto della riformulazione proposta. Infine, si chiede il mantenimento dei fabbricati rurali strumentali di categoria “D” tra gli imponibili dell’IMU spettante ai Comuni. L’articolo 13 comma 11 del dl 201/2011 prevedeva che il gettito dell’Imu dovuta per i fabbricati rurali strumentali fosse interamente riservato ai comuni. Con l’abrogazione della norma ad opera della legge di stabilità 2013, il gettito relativo ai fabbricati strumentali classificati in categoria D/10, tipicamente rurali strumentali, sembrerebbe essere riservato allo Stato. L’emendamento proposto è diretto a continuare a riservare ai Comuni l’intero gettito derivante da tale fattispecie di fabbricati, in linea con la ratio della norma posta in essere con il dl 201/2011, che all’articolo 13 comma 8 prevede che i Comuni possano ridurre l’aliquota dello 0,2 per cento fino allo 0,1, non contemplando in nessuna parte una riserva di quota statale. Pertanto, nell’intento di armonizzare la novellata disposizione con quanto già previsto dal citato comma 8 dell’articolo 13, tuttora in vigore, l’ANCI propone di ripristinare l’unitarietà del settore dei fabbricati rurali strumentali, a prescindere dalla specifica classificazione catastale, che resta in capo ai Comuni con l’aliquota base dello 0,2 per cento e la facoltà di ulteriore riduzione determinabile dal Comune. Per quanto concerne le modifiche relative alla disciplina TARES, viene in primo luogo richiesto un intervento sulle modalità di rateizzazione per il 2013. Con la riformulazione del comma 35 proposta dall’ANCI viene anzitutto espressa con maggiore chiarezza l’articolazione del pagamento Tares in tre rate per il 2013, evitando il rischio presente nell’attuale formulazione di accorpamento delle rate oggetto di slittamento nella prima rata utile. Viene inoltre abolito il termine di luglio 2013 quale scadenza obbligatoria per la prima rata. Tale obbligo non è coerente con l’impianto normativo TARES, che impone la copertura dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento. Inoltre, non è pensabile che i pagamenti dovuti ai gestori del servizio di igiene urbana possano procedere con normale cadenza, in assenza dei flussi finanziari derivanti dalle prime due rate del tributo, tradizionalmente incassate nel corso del primo semestre dell’anno. Va segnalato che l’importo della prima rata 2013, il cui termine di pagamento è stato già eccezionalmente posticipato ad aprile va calcolato secondo quanto già disposto dalla legge, sulla base dell’importo corrisposto nel 2012. Inoltre, l’ulteriore slittamento determinerebbe la riscossione del tributo per il 2013 in due sole rate (luglio ed ottobre), determinando una maggiore concentrazione del prelievo sui contribuenti tra giugno (acconto IMU) e luglio. Peraltro, il comma 35 dell’art. 14 del d.l. 201, anche nella riformulazione proposta dall’ANCI prevede la facoltà per i Comuni di posticipare i termini di pagamento. In secondo luogo l’ANCI chiede un intervento legislativo in ordine alle competenze in materia di Piano finanziario e tariffe Tares. Nell’attuale disciplina Tares, il piano finanziario annuale, presupposto essenziale per la determinazione delle tariffe per la componente rifiuti del tributo, deve essere approvato “dall’autorità competente” (co. 23, art. 14, del d.l. 201/2011). Si tratta di una formulazione generica che si presta a possibili contestazioni in sede di contenzioso, che – se giudicate meritevoli di ascolto – colpirebbero il fondamento stesso del prelievo. Appare pertanto opportuno, come indicato al comma 1 dell’emendamento proposto, menzionare espressamente il consiglio comunale quale autorità preposta all’approvazione del Piano finanziario, facendo salva l’eventualità che le norme vigenti (nazionali o regionali) indichino una diversa autorità in tale materia (ATO e altri simili organismi di gestione di area vasta). In particolare, la modifica proposta dall’ANCI permette di superare il rischio di indeterminazione delle competenze relative all’approvazione del piano finanziario nel caso di regioni che non avessero ancora provveduto ad applicare le norme relative alla regolazione dei servizi pubblici locali in ambiti organizzativi sovra comunali. Al medesimo fine di dare certezza ai fondamenti ordinamentali del prelievo, la modifica proposta chiarisce inoltre una possibile ambiguità circa l’organo competente in materia di determinazione delle tariffe Tares-rifiuti. Il comma 1-bis dell’articolo 3-bis del d.l. 138/2011, introdotto con il d.l. 179/2012, ipotizza un ampliamento delle competenze degli “enti di governo degli ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei”, anche nel caso del servizio rifiuti, fino a comprendere la determinazione delle tariffe sia pure “per quanto di competenza”. Tale formulazione potrebbe apparire in contrasto con le potestà regolamentari comunali in materia di Tares, chiaramente rappresentate nell’articolo 14 del d.l. 201/2011, che includono necessariamente la determinazione delle tariffe, beninteso sulla base dei costi determinati con il piano finanziario e nell’ambito dei criteri dettati dal DPR 158 del 1999. L’interpretazione autentica proposta punta a dissipare possibili incertezze, evitando il rischio di invalidazione dei provvedimenti di determinazione delle tariffe applicabili in regime Tares. Infine si richiede un intervento normativo sull’anticipazione di tesoreria, dal momento che i contribuenti pagheranno la prima rata dei tributi locali (IMU – TARES) tra giugno e luglio creando sofferenze di cassa per i Comuni. Il ricorso alla anticipazione di cassa è regolamentato dall’articolo 222 del Tuel che fissa il massimo della anticipazione di cassa ai tre dodicesimi delle entrate correnti: l’ANCI chiede per il primo semestre del 2013 di portare il limite dai tre dodicesimi ai cinque dodicesimi.