06 36001374 info@anacap.it

Agenzia Entrate 39 del 2/10/2012: definizione liti pendenti in Commissione tributaria centrale

27 Ott 2012 | ARCHIVIO STORICO

Agenzia-Entrate-circ39-2012

In data 2/10/2012 l’Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Affari Legali e Contenzioso – ha diramato la circolare n. 39 avente ad oggetto “Definizione delle liti ultradecennali pendenti in Commissione tributaria centrale. Articolo 29, comma 16-decies, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14”. Quest’ultima disposizione ha introdotto alcune modifiche riguardanti la Commissione tributaria centrale. In particolare, il citato comma 16-decies, inserito in sede di conversione, è intervenuto sulle previsioni recate dall’articolo 3, comma 2-bis, lettera a), del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n. 73, stabilendo:  il differimento al 31 dicembre 2013 del termine per l’esaurimento dell’attività della Commissione tributaria centrale, che l’articolo 3, comma 2-bis, lettera a), secondo periodo, del DL n. 40 del 2010 fissava al 31 dicembre 2012;  l’interpretazione autentica delle disposizioni di cui all’articolo 3, comma 2-bis, lettera a), primo periodo, del DL n. 40 del 2010, concernenti la definizione automatica delle controversie ultradecennali pendenti innanzi alla Commissione tributaria centrale. Con la circolare n. 39/E l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in ordine agli effetti della predetta interpretazione autentica. In ordine all’ambito di applicazione della norma, l’interpretazione autentica recata dall’articolo 29, comma 16-decies, del DL n. 216 del 2011 riguarda la sola definizione automatica delle liti ultradecennali pendenti in Commissione tributaria centrale, come peraltro emerge dalla
formulazione letterale della medesima norma, riferita unicamente alle disposizioni di cui alla lettera a) del
comma 2-bis dell’articolo 3 del DL n. 40 del 2010. L’Agenzia delle Entrate sottolinea, pertanto, che la
norma in commento non produce alcun effetto rispetto alla definizione agevolata delle controversie ultradecennali pendenti in Corte di cassazione, disciplinata dalla successiva lettera b) del comma 2-bis dell’articolo 3 del DL n. 40 del 2010. In virtù di tale ultima disposizione, le controversie ultradecennali pendenti innanzi alla Corte di cassazione, per le quali l’Amministrazione finanziaria dello Stato fosse risultata soccombente nei precedenti gradi di giudizio, potevano essere estinte con il pagamento di un importo pari al 5 per cento del valore della controversia , e contestuale rinuncia ad ogni eventuale pretesa di equa riparazione ai sensi della legge 24 marzo 2001, n. 89.

In merito alla predetta definizione agevolata rimangono, pertanto, integralmente validi i chiarimenti forniti
al riguardo nella circolare n. 37/E del 2010, in base alla quale ai fini della valutazione del presupposto
della soccombenza, occorre guardare all’esito conforme nei precedenti gradi del giudizio, avendo
presente che le pendenze in Cassazione possono essere definite anche se precedute da tre gradi di
giudizio (Commissioni tributarie di primo, secondo grado e centrale) a condizione tuttavia che sia stato registrato un triplice, conforme esito sfavorevole per l’Amministrazione finanziaria.
Più specificamente – prosegue la circolare n. 39/E – per la definizione agevolata delle liti ultradecennali pendenti innanzi alla Suprema Corte continua a sussistere il presupposto della totale soccombenza dell’Amministrazione finanziaria nei precedenti gradi di giudizio; in definitiva, in tali ipotesi la definizione agevolata è sempre esclusa a fronte di una soccombenza meramente parziale.
L’Agenzia delle Entrate ricorda, inoltre, che la Corte di giustizia europea, con sentenza del 29 marzo
2012, causa C-417/10, ha statuito la legittimità anche della definizione agevolata delle liti ultradecennali
pendenti innanzi alla Corte di cassazione di cui alla lettera b) del comma 2-bis dell’articolo 3 del DL n. 40
del 2010. In proposito, la Corte di giustizia ha affermato che Il diritto dell’Unione deve essere interpretato
nel senso che non osta all’applicazione di una disposizione nazionale che prevede l’estinzione dei
procedimenti pendenti dinanzi al giudice che pronuncia in ultimo grado in materia tributaria, mediante pagamento di un importo pari al 5% del valore della controversia, qualora tali procedimenti traggano origine da ricorsi proposti in primo grado più di dieci anni prima della data di entrata in vigore di tale disposizione e l’amministrazione finanziaria sia rimasta soccombente nei primi due gradi di giudizio.