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ADDIZIONALE COMUNALE IRPEF: ILLEGITTIME LE ALIQUOTE SU 4 SCAGLIONI DI REDDITO

4 Ago 2012 | ARCHIVIO STORICO

TAR Napoli sentenza n. 1839 del 19.4.2012

Con la sentenza n. 1839 del 19/4/2012 il TAR Napoli ha confermato l’orientamento rigoroso, affermatosi sull’addizionale comunale Irpef con aliquote differenziate, che impone di determinare cinque aliquote diverse. Nella fattispecie un Comune campano approvava il regolamento istitutivo dell’addizionale comunale Irpef prevedendo le seguenti aliquote secondo i seguenti scaglioni di reddito: fino ad € 12.000,00 esenzione; da € 12.000,01 e fino ad € 15.000,00 aliquota dello 0,2%; da € 15.000,01 e fino ad € 28.000,00 aliquota dello 0,3%; da € 28.000,01 ed oltre aliquota dello 0,4%. La disposizione viene censurata dal Ministero delle Finanze che impugna davanti al TAR la relativa delibera comunale. Il TAR accoglie il ricorso del MEF evidenziando in primo luogo l’illegittimità della franchigia di 12.000 euro, in violazione della normativa vigente che impone l’applicazione dell’addizionale – in caso di superamento della soglia esenzione – sull’intero reddito posseduto e non solo sulla parte eccedente. Infatti il legislatore consente alle amministrazioni comunali di introdurre una soglia di esenzione solo per i contribuenti che abbiano un reddito non superiore ad un determinato importo, ma non le autorizza a dispensare dal pagamento dell’addizionale tutti i contribuenti in relazione allo scaglione di reddito corrispondente con la soglia di esenzione. Viene inoltre censurata la delibera comunale nella parte in cui introduce scaglioni di reddito in numero inferiore rispetto ai cinque stabiliti dal TUIR. Invero, la normativa vigente impone alle amministrazioni comunali di conformare i propri interventi in materia di addizionale ai principi regolatori dell’IRPEF e, quindi, anche al principio dell’applicazione progressiva per scaglioni di reddito fissato nell’art. 11 del d.P.R. n. 917/1986, essendo demandata alle predette amministrazioni la scelta circa la misura dell’aliquota da applicare a ciascuno scaglione, purché gli scaglioni siano diversificati nel numero e nelle fasce di reddito secondo lo schema delineato dalla normativa nazionale. In sostanza i comuni sono obbligati ad articolare le aliquote di addizionale IRPEF secondo fasce di reddito corrispondenti a quelle di livello nazionale e nell’osservanza del criterio di progressività. Nella fattispecie l’amministrazione non si è attenuta a tale regola di condotta, incorrendo nelle seguenti anomalie: 1) gli scaglioni di reddito sono quattro anziché cinque; 2) è stato inserito uno scaglione di reddito sconosciuto alla normativa nazionale, ossia la fascia fino a 12.000 euro, sebbene sottoposta al regime della “esenzione”; 3) gli ultimi due scaglioni di reddito di cui all’art. 11, comma 1, del d.P.R. n. 917/1986 sono stati indebitamente accorpati in un unico scaglione comprendente tutti gli importi oltre i 28.000 euro. Il TAR conclude quindi per l’annullamento della deliberazione consigliare e del regolamento con essa approvato.